Connessioni – La nuova collana di narrativa di Nardini Editore

Connessioni Nardini Editore

Il mondo è ormai connesso, collegato, unito: ogni singolo elemento, ogni persona, ogni gruppo sociale vive in relazione agli altri e diviene parte di una rete che è insieme una sicurezza e una fonte di problemi. Spesso la voglia di distinguersi dal gruppo, la diffidenza e la rottura delle relazioni si fanno strada e vincono nell’eterno conflitto fra emarginazione e capacità di comprendersi, di stare insieme. Il movimento continuo, quasi senza ragione, delle particelle del nostro mondo crea e rompe connessioni che prima paiono certe e un attimo dopo si staccano e si rivolgono altrove in modo apparentemente incomprensibile, come una centralina telefonica in perenne fibrillazione. Sono gli stati d’animo e le nostre scelte a gestire questo frenetico bisogno di ri-connettersi, di fare nuovi incontri e insieme abbandonare il vecchio e riscoprire la nostra capacità di amare, lavorare, vivere, conoscere e anche riconoscersi nel nuovo. Ma da cosa dipendono le nostre scelte e gli stati d’animo? Spesso dai fatti, altre volte dall’imponderabile o da scelte di altri. Raccontare i fatti e vederli sotto l’aspetto dei legami che si rompono e si creano è quindi utile a capire meglio le scelte di ognuno di noi e dell’altro, di chi sta accanto a noi. Connessioni come bisogno di tutto e di tutti? Compagnia della folla contro la solitudine? Nel racconto delle “vite connesse” che questa collana editoriale vuole offrire ai lettori si incontrano i problemi di tutti i giorni e i sogni di molti, le sofferenze e le gioie, la comprensione degli altri e i drammi sociali, le assenze e le presenze inaspettate. Il romanzo come forma letteraria è la proposta che avanziamo per verificare il funzionamento delle connessioni, la qualità del contesto sociale o culturale, la capacità di far comprendere i fatti e i rapporti che legano le persone, le idee, i luoghi. “Connessioni” vuole rappresentare, se possibile in modo organico e armonioso, la società moderna e le sue contraddizioni, partendo dal punto di vista dei rapporti personali e sociali e aprendosi – senza pudori e senza preconcetti – a tutte le visioni degli stessi.

La presenza nel mercato editoriale italiano

“Connessioni” sarà presente nelle librerie con proposte di qualità ogni 4 mesi. Pochi titoli ogni anno, nei primi anni, per garantire un serio approfondimento del lavoro di ciascun autore, seguirlo nella preparazione del testo, nelle presentazioni pubbliche, nella promozione del libro.

Il romanzo italiano è lo spazio che vorremmo occupare con questa collana che sarà diretta, per la prima volta nell’editoria italiana (una scommessa anche questa), da scelte comuni fra l’Editore e un Comitato di Lettori che sostituirà la classica figura dell’Editor. Come l’Editor, il Comitato legge, offre pareri, suggerisce, giudica, dialoga con chi scrive e funziona come una figura unica di supporto alla Casa editrice, alla quale spetta il compito di riassumere, favorire il lavoro del Comitato, interagire con gli autori e creare le migliori condizioni per un’edizione di qualità che sia riconoscibile nel mercato editoriale. Il Comitato è costituito da 20 Lettori che ogni volta – non sempre tutti ma in media 10 – si assumono il compito di accettare o rifiutare una pubblicazione insieme all’Editore e quindi anche di funzionare come “antenne” sul mercato per intercettare proposte di titoli interessanti e adatti alla collana. Le scelte finali sono fatte dall’Editore per ragioni anche commerciali ma esclusivamente in presenza di un parere positivo del Comitato e della disponibilità dello stesso a seguire il libro anche nel periodo iniziale della sua proposta al pubblico.

Il Comitato è composto da qualificati professionisti dell’editoria di qualità, operatori culturali, gruppi di lettura, direttori di biblioteche, giornalisti, autori noti, tutti grandi lettori e, a giudizio dell’Editore, degni rappresentanti del mondo al quale il romanzo approvato apparterrà una volta pubblicato. I singoli componenti del Comitato potranno esprimere a loro volta proposte di pubblicazione che saranno giudicate da altri componenti. I nomi dei singoli Lettori di ciascun testo non saranno noti all’autore, così come i singoli giudizi saranno filtrati dall’Editore che consegnerà all’autore una relazione finale riassuntiva e anonima.

Come presentare le proposte di pubblicazione

Gli autori interessati a pubblicare nella collana “Connessioni” dovranno rispettare le seguenti regole e garantire le seguenti caratteristiche del testo proposto:

1. “Connessioni” pubblica esclusivamente Romanzi, non racconti, novelle e biografie.

2. Il testo proposto dovrà essere di almeno 500 mila battute dattiloscritte (compresi gli spazi).

3. L’autore dovrà uniformare il proprio testo alle Norme editoriali della collana. Non saranno presi in considerazione testi che presentino sostanziali differenze rispetto a tali norme, a meno di scelte stilistiche dell’autore che le impongano (per es.: scrittori di grande fama usano una punteggiatura particolare, non usano virgole o non differenziano i dialoghi dal resto del testo…).

4. I testi dovranno essere inviati alla mail [email protected], accompagnati (in un documento word separato dal testo proposto) da: a) profilo dell’autore, con eventuali pubblicazioni precedenti, curriculum di studi, note a sua scelta che aiutino l’Editore e a conoscerlo, recapiti, per un totale di una cartella dattiloscritta; b) Riassunto del testo proposto, di circa una cartella dattiloscritta;  c) una copia di eventuali precedenti Romanzi pubblicati (non racconti, poesie o altro).

5. L’Editore opererà una prima selezione dei testi proposti, in base ai punti precedenti e a un giudizio sull’opportunità di accettare o meno quel determinato testo. I testi che supereranno questo primo filtro saranno presentati al Comitato di Lettori il quale, entro 6 mesi dal ricevimento del testo, potrà esprimere un giudizio negativo (e in questo caso l’Editore comunicherà la decisione all’autore accompagnandola con brevissime note sulle ragioni della decisione), un giudizio positivo (e in questo caso l’autore sarà informato dall’Editore che stabilirà i tempi della pubblicazione) e/o un giudizio interlocutorio, accompagnato da proposte di modifiche, integrazioni, tagli ecc. e dalla segnalazione di incongruenze ed errori nella narrazione o nello stile che, se non corretti, impedirebbero un giudizio positivo sul testo. Tutti i giudizi e tutte le proposte saranno comunicati dall’Editore nella forma che riterrà utile alla migliore comprensione da parte dell’autore. L’Editore, sempre in nome e per conto del Comitato, stabilirà i tempi da indicare all’autore per risolvere eventuali problemi evidenziati. Una volta risolti positivamente i problemi, l’Editore stabilirà i tempi della pubblicazione. L’Editore potrà eventualmente delegare uno dei membri del Comitato a rappresentarlo nel rapporto con l’autore e nelle scelte definitive.

6. I testi approvati per la pubblicazione saranno oggetto di un contratto editoriale che prevederà il rispetto del diritto d’autore e conterrà le clausole di legge per la pubblicazione. Non sono previsti contributi alla pubblicazione o pre-acquisti obbligatori di copie da parte dell’Autore. 7. I testi respinti per qualsiasi ragione da parte dell’Editore non saranno presi in considerazione per la pubblicazione in altre collane di narrativa dello stesso editore.


NARDINI EDITORE – COLLANA “CONNESSIONI”

PRINCIPALI NORME PER GLI AUTORI

Forma del testo
I testi devono pervenire in formato Word registrati su Chiavetta o CD o inviati via mail e in busta che contenga la stampata su carta. La stampata su carta deve avere spazi sufficienti intorno al testo per poter appuntare note; il corpo del testo non deve essere inferiore a 12 con interlinea 14. Il carattere deve essere Garamond o Times o Baskerville.
La lunghezza del testo si misura in cartelle redazionali. La cartella standard contiene 1800 battute, spazi inclusi (n.b.: ogni programma di videoscrittura può calcolare automaticamente il numero delle battute di un testo).
Tutte le pagine della copia stampata devono essere numerate progressivamente, iniziando una sola volta da 1. Eventuali pagine iniziali in numeri romani devono essere numerate allo stesso modo. È preferibile numerare le pagine in basso al centro.
È indispensabile l’uniformità della grafia in tutte le parti del volume, riservando particolare attenzione a quei vocaboli, espressioni e nomi per cui sono comunemente utilizzate forme alternative.
L’Autore deve accordarsi con la redazione per qualsiasi cambiamento rispetto a quanto qui indicato; deve altresì segnalare alla medesima qualsiasi sistematicità di scrittura che intenda adottare e che non sia qui prevista.
Le diverse parti del testo (presentazioni, introduzioni, commenti…, testo principale, indici vari) devono essere chiaramente segnalate, così come ciascun capitolo.
I titoli dei capitoli devono essere scritti con esplicite indicazioni di quali lettere debbano essere maiuscole. In assenza di specifiche indicazioni ritenute necessarie dall’Autore, l’Editore seguirà le scelte grafiche della collana.
Il testo non deve essere consegnato in formato PDF.

Immagini nel testo
All’interno del testo in Word non devono essere inserite immagini di qualunque genere e formato. Le immagini devono essere fornite a parte, in files di formati gestibili (photoshop, tiff, jpg) e preferibilmente a dimensione 300 dpi. Non sono consigliabili immagini fornite in formato PDF.

Maiuscolo e minuscolo
L’uso del maiuscolo deve essere limitatissimo. Si raccomanda di attenersi alle seguenti indicazioni:

  • Nomi di periodi, epoche, ere, eventi di grande importanza hanno l’iniziale maiuscola: il Quattrocento, il Rinascimento, il Neolitico, l’Età del ferro, la Rivoluzione francese, la Rivoluzione d’ottobre (nota bene, l’aggettivazione è sempre minuscola). Ma si noti: la guerra di Secessione, il secolo dei Lumi…
  • Nomi di movimenti artistici e correnti di pensiero si scrivono con la maiuscola:
    l’Umanesimo, il Rinascimento, l’Illuminismo, il Manierismo, il Barocco (ma: stile barocco), il Neoclassicismo, l’Impressionismo (ma: il puntinismo).
    Nomi geografici e di luogo:
    Si scrivono con la maiuscola:
  • i termini che indicano nazioni o zone territoriali corrispondenti a divisioni storiche, politiche e amministrative
  • i nomi di città e quartieri: la Gran Bretagna, l’Impero Romano, l’Occidente, il Medio Oriente, l’Asia, la Toscana, San Siro (attenzione: via, piazza e simili si scrivono in minuscolo).
  • la denominazione di aree geografiche, compresi i termini nord, sud che le compongono (il Polesine, le Alpi, le Langhe, il Sud Italia, l’Italia del Sud).
    Si scrivono con la minuscola:
  • le denominazioni di aree geografiche corrispondenti a forme aggettivate di nomi di località (il cuneese, il casertano)
  • gli elementi fondamentali della geografia fisica terrestre (l’equatore, il circolo polare artico… ma è accettabile Equatore, Circolo polare artico)
  • i punti cardinali quando indicano direzione (ci dirigemmo a nord, navigarono verso oriente).

I nomi propri di mari, monti laghi ecc. si scrivono con la maiuscola; questa si applica anche al nome comune di luogo, quando questo fa parte integrante della designazione e il nome proprio non può trovarsi da solo (le Bocche di Bonifacio, il Tavoliere delle Puglie, il Mare del Nord, l’Oceano Indiano, il Lago Maggiore).

Quando il nome proprio è accompagnato da un termine comune di luogo geografico (mare, monte, lago ecc.), quest’ultimo si scrive generalmente (non obbligatoriamente) in minuscolo se il nome proprio è preceduto da preposizione (il canale della Manica, lo stretto di Bering, l’isola d’Elba, il lago di Garda, il passo del Brennero) o quando il nome proprio può trovarsi anche da solo (il mar Mediterraneo/il Mediterraneo, l’oceano Pacifico/il Pacifico, il monte Cervino/il Cervino, il lago Trasimeno/ il Trasimeno).

Nomi di popolazioni
Sono maiuscoli i sostantivi che identificano gruppi etnici e linguistici (gli Indoeuropei, i Celti, gli Etruschi). Si scrivono con la minuscola gli aggettivi derivanti da nomi di gruppi etnici e linguistici (il popolo etrusco, la civiltà magiara), le denominazioni a carattere generico o basate su caratteristiche fisiche (gli asiatici, i pellerossa, gli aborigeni), i termini indicanti appartenenza a regioni geografiche (gli italiani, i francesi, i napoletani, i russi).

Appellativi e soprannomi
Si trattano come i nomi propri: Tarquinio il Superbo, Pipino il Breve, Lorenzo il Magnifico.

Nomi propri di enti, istituti, organizzazioni, organi giuridici e amministrativi
Si scrivono con la maiuscola lo Stato, il Paese, il Governo, la Repubblica Italiana, la Camera dei deputati, il Consiglio dei Ministri, il Ministero degli Esteri, la Camera dei Lord, la Regione Toscana, il Comune di Firenze, il Bundestag.
Sono però in minuscolo i termini usati in senso generale derivanti dai nomi propri degli enti dello Stato: i governi, la magistratura, le regioni.

Nomi di partiti e organizzazioni politiche, economiche, sociali, istituzioni militari, confessioni religiose
Sono scritti in maiuscolo

  • i nomi ufficiali dei partiti politici (il Partito Socialista, il Partito Laburista Britannico)
  • i nomi di quelle istituzioni che sono anche indicati con acronimi (l’Organizzazione delle Nazioni Unite, la Comunità Economica Europea, il Fondo Monetario Internazionale)
  • i nomi di alleanze militari anche del passato (il Comitato di Liberazione Nazionale, la Triplice Alleanza, il Patto Atlantico)
  • i nomi di movimenti politici o ideologici derivanti da nomi propri (il Marxismo, il Maccartismo)
  • i nomi propri di corpi militari (le Forze Armate, lo Stato Maggiore dell’Esercito, la Marina Militare, il Battaglione San Marco, la Royal Air Force.
    Si scrivono invece con l’iniziale minuscola:
  • le denominazioni generiche derivanti da nomi delle organizzazioni dei partiti politici (il segretario socialista, il congresso radicale)
  • le denominazioni politiche diverse da quelle ufficiali (l’opposizione, la maggioranza, gli indipendenti di sinistra)
  • le denominazioni di sistemi o movimenti politici (il socialismo, il fascismo, il nazismo)
  • i nomi delle confessioni religiose (ebraismo, islamismo, cattolicesimo)

Nomi di palazzi, locali pubblici, teatri
In genere prende l’iniziale maiuscola solo la parola significativa per la designazione: palazzo Madama, cappella Sistina, teatro della Pergola, cinema Eden, Ospedale maggiore, Clinica universitaria, Stazione centrale. Viceversa avremo: Palazzo municipale, clinica Villa dei Glicini, ospedale Torregalli. Si scrivono invece normalmente con iniziali maiuscole anche le iniziali di edifici e monumenti che hanno un particolare rilievo storico, architettonico e culturale: Palazzo Chigi, la Casa Bianca, la Statua della Libertà, la Torre di Pisa, il Ponte Vecchio. Similmente, si scrivono con iniziali maiuscole le denominazioni straniere di edifici: l’Arc de Triomphe, l’Empire State Building, la National Gallery, Buckingham Palace.

Nomi di documenti ufficiali
Bolla d’oro, Magna charta, Carta del lavoro (nota bene: sempre in tondo, non in corsivo).

Nota bene
Vanno in maiuscolo le iniziali:

  • dei termini Santo, Santa, San quando sono parte di nomi di edifici o di toponimi; in ogni altro caso san/santo/santa si scrivono in minuscolo (san Bernardo, la regola di san Francesco, le lettere di santa Caterina). Attenzione: le lingue straniere impongono l’uso della maiuscola anche nel secondo caso ed ammettono le abbreviazioni (St. Thomas, in inglese, St Etienne – senza punto – in francese).
  • del dialogo entro virgolette introdotto dai due punti.
    Le iniziali delle parole Monsieur, Messieurs, Madame, Madamoiselle, Lady, Lord, Sir e le loro abbreviazioni (che si scrivono senza punto) possono essere anche minuscole (monsieur…)

Occorre limitare il maiuscolo di reverenza: in particolare sono preferibili MA NON OBBLIGATORI in minuscolo i titoli nobiliari, ecclesiastici, accademici, le cariche. Altrettanto per accordi, leghe, guerre, battaglie, paci, trattati, premi, esposizioni, festival: (i colloqui di Yalta – o i Colloqui di Yalta –, la campagna (Campagna) di Russia, la prima guerra mondiale (Prima), il premio Bancarella, la mostra di De Chirico, la biennale di Venezia.

Si scrivono in minuscolo le note musicali, ma le scelte dell’autore qui possono essere determinanti.

Corsivo
Vanno in corsivo tutti i titoli di opere (letterarie, musicali, pittoriche, scultoree ecc.). I titoli di convegni, mostre ecc. sono in tondo tra virgolette. Nella narrativa la scelta dell’autore per citare quotidiani, riviste e periodici può modificare la norma che chiede di mettere questi nomi fra doppi apici “ e ” o sergentini « e ».

Si usa il corsivo anche per:

  • parole straniere sentite come tali in italiano, mentre non vanno in corsivo quelle entrate nell’uso corrente come sport, bar, film, roulotte ecc. (nota bene: in questo caso il termine resta invariato anche al plurale e non prende la ‘s’ finale).
  • per enfatizzare una parola o una frase limitatamente ai casi di effettiva necessità (in alternativa alle virgolette semplici, quelle con un solo apice prima e dopo la parola).
    Nota bene: l’uso del corsivo rende superflue le virgolette (apici).

Attenzione: sono in tondo senza virgolette i nomi di locali pubblici, negozi, aziende, associazioni, enti, palazzi, opere pubbliche, vestigia.

Citazioni
Le parole citate testualmente (dialoghi) sono in tondo tra virgolette italiane basse, dette anche a sergente: «…». Parole e puntini di sospensione interpolati al testo originale sono tra parentesi quadre, […].
La citazione entro il dialogo si rende con l’uso delle virgolette o apici doppi: “… “…” …”. I doppi apici si utilizzano anche per una frase o una parola da citare o una parola il cui significato è da rendere simbolico come quello di una citazione (es.: stando ai “si dice…”). Gli apici singoli si utilizzano per una frase o una parola il cui significato è da rafforzare, sottolineare, rendere prevalente per la comprensione del periodo (es.: il ‘padre nobile’). Gli apici singoli possono essere sostituiti da apici doppi, purché in modo uniforme nell’intero testo e nell’intera collana.
I testi della citazione rispettano la grafia (maiuscole, corsive ecc.) utilizzata nell’originale riportato e non vengono uniformati.
La lettera iniziale del testo riportato è maiuscola o minuscola conformemente all’originale.
Gli incisi dell’Autore scrivente all’interno di un brano citato sono preceduti da virgolette chiuse e seguiti da virgolette aperte, oppure sono posti entro parentesi quadra.
Se la citazione comprende più capoversi, le virgolette si riaprono – senza averle chiuse – ad ogni capoverso.
Se la fine di una citazione parziale coincide con la fine di un periodo del testo, l’ultimo punto segue le virgolette chiuse, omettendo l’eventuale segno di interpunzione interno alle virgolette. Fanno eccezione il punto interrogativo e il punto esclamativo: se appartenenti al brano citato sono sempre interni alle virgolette e non sostituiscono il punto finale esterno, se richiesto.

Dialoghi
Virgolette e punteggiatura nei dialoghi
Se una citazione (dialogo) finisce con un punto di domanda o esclamativo prima delle virgolette basse o sergentini, non si inserisce il punto finale dopo il sergentino. Es. non …Addio!». ma …Addio!».
Altrettanto dicasi se una frase termina con i tre puntini sospensivi… In questo caso è inutile inserire il puntino finale della frase che farebbe diventare i puntini quattro, inutilmente.

«Che ne pensi?»
«Non ho preferenze».

Lui disse: «Me ne vado».
«Bene, signora. Arrivederci» disse.

«Me ne vado» disse lei.
«Me ne vado» disse lei, «e non intendo tornare».
Lei disse: «Me ne vado e ti dico “Basta così”».
Tornando le disse: «Stavo pensando…»

Non è consigliabile utilizzare – se non in testi creativi o poetici nei quali l’autore sceglie volutamente questo sistema per rafforzare un modo preciso di far leggere il suo testo – i puntini di sospensione all’inizio e al termine della citazione. I puntini di sospensione, all’interno del testo, sono sempre solo tre… e vanno messi senza spazi subito prima o subito dopo la frase e la parola scelta.

Accenti
Gli accenti sono segnati secondo la corretta grafia della lingua italiana. All’interno di parola si segnano solo in caso di indubbia ambiguità. Rispettare tutti gli accenti delle parole straniere.
Nota bene: distinguere e accentare correttamente di conseguenza l’accento grave e quello acuto della “e”.
Attenzione: occorre intervenire ogni volta che sia stato usato erroneamente l’apostrofo in luogo dell’accento, riportando la forma corretta. Correggere E’, piu’, cioe’ (e simili) con È, più, cioè.

Quando si vuole indicare un secolo limitandosi alla cifra delle centinaia, si usa la forma in lettere con l’iniziale maiuscola. Forma corretta: il Settecento, non: il ‘700.

Quando si indica il decennio del secolo limitandosi alle decine, è da preferire la forma in lettere con l’iniziale minuscola. È corretto: anni cinquanta o eventualmente anni Cinquanta, non: anni ‘50. Nel caso di date abbreviate separate da trattino l’apostrofo precede solo la prima data (es. ’15-18, non ’15-’18).
Si usa l’apostrofo nelle date in sostituzione dell’indicazione del millennio o del secolo o di entrambi (per esempio: la guerra del ’14).

Quando si vogliono citare singoli anni di notevole importanza storica, limitandosi a decine e unità, è da preferire la forma in lettere con iniziale maiuscola (il Sessantotto, il Quarantotto).
Altri esempi:
1315-20 1315-1320
sec. secolo

Numeri
Nel corpo del testo di narrativa è buona norma scrivere i numeri in lettere, eccetto quando vi sia altro fondato motivo. In particolare vanno in lettere le cifre forfettarie (es. centomila spettatori) o non troppo lunghe (es. trenta denari). Le cifre si cominciano a separare con il puntino a livello delle decine di migliaia (quindi 1000, 10.000).

Trattini
I prefissi anti, auto, extra, filo, iper, neo, pre, post, pseudo, retro, super, vice si uniscono senza trattino salvo quando l’ultima lettera della prima parola e la prima della seconda siano vocali uguali (es. autofficina, ma anche pre-elementare). Il prefisso ex è sempre staccato (ex presidente).

Trattini di sospensione
La sospensione del discorso vuole solo trattini medi – e non corti -.

Abbreviazioni
Di norma, nel testo non si usano abbreviazioni.

Puntini di sospensione
I puntini di sospensione usati talvolta a fine frase devono essere sempre solo tre (…), attaccati alla parola che li precede e mai attaccati a parole che li seguono.

Eufoniche
Ed, ad, od se possibile si devono evitare, preferendo e, a, o, a meno che la parola che segue inizi con la stessa lettera. Quindi è preferibile scrivere “la luce e il buio” e non “la luce ed il buio” ecc. Le d eufoniche, provenienti dal latino, non sono sbagliate (la narrativa vuole anche libertà di scelta, ma la lettura è appesantita) ma sono ormai quasi scomparse, salvo casi specifici anche a discrezione dell’autore.
A contatto con parole straniere, prevale la pronuncia. Esempio: e Einstein; a Hanoi.

Capoversi
Ogni capoverso deve rientrare di 5 mm rispetto alla giustezza (larghezza) del testo.

Apostrofi
L’uso dell’apostrofo segue le regole correnti della lingua italiana.
Le parole tronche non vogliono l’apostrofo tranne i seguenti casi:

  • nei vocaboli nei quali la caduta della sillaba finale abbia lasciato una terminazione
    vocalica: mo’ (modo), po’ (poco)
  • nelle forme imperative del verbo: va’ (andare), fa’ (fare), sta’ (stare), di’ (dire), da’
    (dare)
    Non vanno mai apostrofati tal e qual.
    Si usa l’apostrofo nelle date in sostituzione dell’indicazione del millennio o del secolo o di entrambi (per esempio: la guerra del ’14).

Con Ingmar Bergman parte la nuova collana Blow-Up dedicata ai maestri del cinema

Con Ingmar Bergman parte la nuova collana Blow-Up dedicata ai maestri del cinema

Con un titolo dedicato a Ingmar Bergman e alla sua filmografia, Nardini Editore inaugura la collana Blow-up dedicata ai maestri del cinema. La collana vuole essere una lente di ingrandimento sui grandi protagonisti del cinema, per studiare i dettagli e vedere oltre le apparenze.

L’occhio del diavolo è un film di Bergman che è una raffinata variazione ricamata originalmente sulle trame dei due principali e più rivisitati miti occidentali, quelli di Faust e di Don Giovanni. Ma il titolo di questo libro costituisce anche un filo conduttore che percorre tutta la filmografia del regista. Dalle sue radici luterane Bergman indaga infatti l’agone tra divino e diabolico nella vita umana lasciando all’uomo, sempre preda delle sue allucinazioni e dei suoi smarrimenti, poche possibilità di riscatto. Sennonché il “diavolo” è in fondo Bergman stesso, che con il suo occhio scruta questi agoni, queste lotte, “come in uno specchio”, uno specchio nebuloso, offuscato, distorto.

Franco Marucci ha insegnato Letteratura inglese principalmente nell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove è stato professore ordinario per un venticinquennio. Gli otto volumi della sua Storia della letteratura inglese sono stati pubblicati da Le Lettere, Firenze, 2003-2017, e sono disponibili anche in traduzione integrale inglese (Peter Lang, Oxford, 2018-2019). La sua produzione nell’ambito della letteratura inglese comprende anche svariate monografie critiche su singoli autori, saggi, readers e cure, traduzioni, edizioni di testi. Interessato da sempre ai rapporti tra letteratura e arti, ha scritto sulla filmografia completa di Michelangelo Antonioni e su Luchino Visconti, Federico Fellini, Stanley Kubrick, Woody Allen e altri registi, nel suo blog francomarucci.wordpress.com

Edgar Allan Poe è tornato. A Venezia

Viaggio a Venezia di Edgar Allan Poe

In viaggio con Poe in una Venezia oniricadecadente e visionaria, in cui niente è davvero ciò che sembra, e racconta di calli e canali, ponti e piazze, monumenti e palazzi, locali storici, personaggi e atmosfere dove la Venezia ottocentesca si offre al viaggiatore, alla vigilia di grandi eventi storici, nel suo splendore e nei suoi misteri.

Dopo Viaggio a Napoli di Charles Baudelaire e Viaggio a Firenze di William Shakespeare, finalmente in libreria il nuovo volume della collana Città mai viste di Michele Mingrone (Nardini Editore). Città mai viste così, ma incredibilmente vere, sul filo dei ricordi di soggiorni romantici o di conoscenza, sulle tracce di viaggiatori fantastici e di viaggi forse solo sognati.

Nardini Editore compie 50 anni!

Nardini Editore compie 50 anni!

Nardini Editore, il 23 maggio 2020 compie cinquanta Anni! Una cifra tonda che costituisce già di per sé un grande traguardo. Ma per un editore ormai storico come Nardini può essere anche un nuovo inizio. Sono tantissimi i nuovi progetti che stanno partendo o che partiranno a breve, assieme a una vocazione sempre più nazionale e internazionale. Progetti al servizio soprattutto del mondo dei beni culturali. Ma con collane che ormai abbracciano settori sempre più ampi, dal cinema, al teatro, dalla narrativa all’architettura, dalla saggistica, al viaggio culturale e così via. Anche se siamo giunti ormai a cinquant’anni, con un percorso che a tratti è stato anche molto difficile, non ci manca la voglia di crescere ancora e l’ambizione di fare di più. Con la certezza di poter svolgere più che mai un ruolo fondamentale nel mondo dei beni culturali e del restauro. E non solo.

In questa occasione ringraziamo tutti coloro che ci sono stati vicini in tutti questi anni. Niente sarebbe stato possibile senza le tantissime persone che hanno apprezzato il nostro lavoro e che ci hanno dimostrato la loro amicizia e, perché no?, il loro affetto.
Un grazie di cuore a loro e a tutti coloro (e sono tantissimi!) che in questi giorni ci stanno inviando i loro auguri.
Un pensiero va, però, anche alle persone che, dopo aver condiviso un pezzo, più o meno lungo, del nostro percorso, non possono essere con noi a festeggiare. Come Andrea Galeazzi, vera colonna portante della Casa editrice, che ci ha lasciato l’anno scorso.

Vi invitiamo, comunque, a continuare a seguirci e a sostenerci. Abbiamo in serbo molte sorprese per il prossimo futuro. Purtroppo, la situazione che stiamo vivendo ci impedisce di festeggiare come avremmo voluto. Ma ci rifaremo in qualche maniera appena possibile.

Un grande abbraccio a tutti voi da parte dello staff di Nardini Editore!

Le decorazioni a stucco e la loro conservazione in un volume curato dalla SUPSI di Lugano

Stucchi e stuccatori ticinesi tra XVI e XVIII secolo. Studi e ricerche per la conservazione

Questo volume sugli stucchi raccoglie gli interventi presentati durante la giornata di studi organizzata dall’Istituto Materiali e Costruzioni (IMC) del Dipartimento Ambiente Costruzioni e Design (DACD) della SUPSI di Lugano nell’ottobre del 2018, all’interno del progetto “The Art and Industry of the Ticinese Stuccatori from the 16th to the 17th Century” finanziato dal Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica. L’incontro ha voluto offrire l’occasione per mettere a confronto voci spesso lontane: quella dei conservatorirestauratori, degli storici dell’arte, degli esperti scientifici e degli architetti, presentando le attività rivolte alla conoscenza e alla conservazione degli stucchi attualmente in corso in Canton Ticino e aprendo importanti confronti con il VenetoGenovaRomaTorino. Questi sono centri di grande rilevanza per lo sviluppo di una decorazione tridimensionale a cui hanno attivamente contribuito gli stuccatori provenienti dalla Regione dei Laghi e in cui molto si sta facendo per la conoscenza, la conservazione e la valorizzazione di queste testimonianze.

Dall’insieme dei testi, emerge come, nell’ambito degli stucchi, vi siano alcuni temi che attraversano trasversalmente le principali questioni conservative quali quello dei trattamenti consolidanti in presenza di sali magnesiaci e dei sistemi di descialbo o di pulitura. Le comunicazioni di carattere storico-artistico hanno invece illustrato le modalità con cui questi artisti si muovevano fra le varie committenze e di come la forza dei rapporti di parentela e i legami con la terra di origine rappresentassero l’elemento “collante” che ha consentito loro una capillare penetrazione nei diversi ambienti sociali e artistici.

L’intento di questo volume è di iniziare a costruire un percorso comune fra coloro che a vario titolo si stanno occupando delle decorazioni a stucco che possa contribuire al progredire delle conoscenze e allo sviluppo professionale. A cura di Alberto Felici e Giacinta Jean.

A Book about Conservation of Fair-Faced Concrete

Conservazione del Calcestruzzo a vista – Conservation of Fair-Faced Concrete

This anthology of case studies is part of the resarch project Critical Encyclopaedia of Restoration and Reus of 20th-century Architecture, funded by the Swiss University conference (SUC) and conducted between 2009 to 2012 in collaboration with the Architecture Academy of Università della Svizzera Italiana, the Lausanne Polytechnic, the Zurich Polytechnic and the Istituto Materiali e Costruzioni IMC of SUPSI of Lugano. The work of Paola Piffaretti had the objective to gather emblematic examples of conservation and restoration projects for buildings in far-face concrete, already completed or still in progress, and to make this precious anthology available to designers, engineers and architects, researchers, restorers, students and all those peple who as owners or administrators of 20th-century architectural resources have to come to terms with the definition of interention criteria and operative choices

Questa raccolta di casi studio nasce all’interno del progetto di ricerca Enciclopedia critica per il restauro e il riuso dell’architettura del XX secolo, finanziato dalla Conferenza Universitaria Svizzera (CUS) e svolto dal 2009 al 2012 dall’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera Italiana, dai Politecnici di Losanna e Zurigo e dall’Istituto Materiali e Costruzioni IMC della SUPSI di Lugano. Il lavoro di Paola Piffaretti ha avuto l’obiettivo di raccogliere esempi significativi di interventi di conservazione di edifici in calcestruzzo a vista, già realizzati o ancora in corso, e di mettere questa preziosa raccolta a disposizione di ingegneri, architetti, restauratori, studenti, ricercatori, proprietari o gestori di beni dell’architettura del XX secolo, che devono confrontarsi con la messa a punto di criteri di intervento e scelte operative.

Author/Autore: Paola Piffaretti; A cura di/Edited by: Giacinta Jean
Pagine/Pages 208, brossura con bandelle/paperback, cm 21×29,4, allustrato a colori/Illustrated, anno/year 2018
Collana Atlanti della Conservazione del Patrimonio Culturale. Series Atlases of Conservation of Cultural Heritage

A Medici in Love. Life and Death in Renaissance Florence

A Medici in Love. Life and Death in Renaissance Florence

Francesco I de’ Medici had only two passions in life: alchemy and Bianca Cappello. Which of the two was more precious to him is difficult to say, but what is certain is that both led to his death. The first son of Cosimo I de’ Medici, Grand Duke of Tuscany, Francesco inherited the title and the political entity, but he was unable to govern it effectively.

Not having his father’s personality and charisma nor his volition, Francesco spent much of his time in his laboratories surrounded by scholars and collaborators who guided him toward excellence in various arts but not in politics. In addition, he was blinded by passion for a shrewd and determined woman who he eventually married against the advice of his family. In the space of a single generation, the empire Cosimo I had built for his family and his city risked ruin and Francesco’s younger brother, Ferdinando, was unwilling to stand by and watch.

Francesco and Bianca’s sudden death in 1587 is a mystery still today — not even modern science has been able to solve the enigma — with Ferdinando, successor to the title of Grand Duke, as the primary and only suspect. This illustrated work of narrative nonfiction tells the story of men and women in Renaissance Italy driven by passion and greed, duty and desire,tradition and self-determination.

The Author. Stefano Corazzini was born in the Tuscan town of Grosseto and holds a degree from the University of Florence in architecture. For years he’s worked at Palazzo Vecchio in Florence as a cultural mediator and, thanks to this role, has had the privilege of getting to know Francesco I intimately through his private Studiolo and other treasures housed in the emblematic palace. Encouraged by visitors to the historic seat of the local government, he decided to share this intricate and passionate story of Francesco I de’ Medici’s life and death.

Archeologia industriale e conservazione: gli opifici idraulici della Valle Sabbia

Archeologia industriale e conservazione: gli opifici idraulici della Valle Sabbia

Per gli interessati all’archeologia industriale e al paesaggio, Nardini Editore pubblica, nella collana Restauro Quaderni, un nuovo volume, curato da un gruppo di esperti dell’Università di Brescia che ne ha curato la mappatura e lo studio, tratta della valorizzazione degli opifici idraulici in alcuni comuni della Valle Sabbia.

Ciò che rimane degli opifici idraulici, luogo della produzione che ha più caratterizzato il sistema economico della valle, non è sempre facilmente riconoscibile. Alcuni edifici sono stati recuperati, conservando sia la struttura sia parti delle macchine e alcune delle opere idrauliche che servivano per alimentarli. In molti altri casi sono rimaste solo porzioni di muri, pietre sagomate, qualche frammento di opera idraulica. Cionondimeno è proprio con la documentazione, l’analisi e la comprensione delle tracce lasciate dalla decadenza degli opifici, tracce di edifici e di canali abbandonati nei boschi, e delle rimanenze delle soglie delle traverse, dei gargami delle paratoie, degli sfioratori disseminati sul territorio, che si restituisce l’eco dell’epoca in cui quelle reti di servizi, collegate all’industria metallurgica locale, segnavano profondamente il territorio. Riconoscere e riconnettere queste tracce ci permette di riannodare i fili che sussistono tra il paesaggio e la sua antropogenesi.

– Tessere (di) paesaggio
– Notazioni sullo sviluppo della siderurgia in Valle Sabbia
– Opifici idraulici e opere idrauliche in Valle Sabbia
– Conservare l’archeologia industriale
– I sistemi di opifici idraulici della Valle Sabbia: opere idrauliche e manufatti edilizi
– I Comuni di Agnosine, Bione, Capovalle, Casto, Mura, Lavenone, Idro, Odolo, Pertica Alta, Pertica Bassa, Anfo, Provaglio Val Sabbia
– Criteri per la conservazione di opifici idraulici e delle opere idrauliche
– Indicazioni per gli interventi

La fotografia. Prevenzione, conservazione e restauro

La fotografia. Prevenzione, conservazione e restauro

Un numero ampio di restauratori e studiosi della fotografia affrontano la cultura materiale e gli aspetti di prevenzione, conservazione e restauro dei maggiori processi fotografici e cinematografici, dai dagherrotipi alle tecniche argentiche, da quelle non argentiche alle stampe digitali. I beni fotografici e cinematografici, così come tutti i beni culturali, necessitano di azioni di tutela, conservazione e restauro. Nell’ambito specifico, oltre al deterioramento fisico, chimico e biologico, interviene sempre di più l’obsolescenza tecnologica a complicarne conoscenza e accesso. i saggi contenuti in questo volume approfondiscono gli aspetti storici e tecnologici come base per una discussione metodologica sulla materialità del beni, prima e dopo il restauro, evidenziando le criticità specifiche di ogni forma di deterioramento ed esaminando le pratiche di intervento adottate per ciascuno dei maggiori procedimenti, dalle origini al digitale. L’ultima sezione è, infine, dedicata alla gestione delle emergenze.

a cura di Barbara Cattaneo
242 pagine, illustrato a colori
Formato 17×24 cm, brossura
Isbn: 9788840442242

Ermentini: intervista all’autore del Segreto della Carezza

Ermentini: intervista all'autore del Segreto della Carezza

Ermentini: Cura del territorio, con timidezza e umiltà. Investire sulla vocazione all’immaginazione degli architetti
(Pubblicato: PPAN. The Brief)

Marco Ermentini, una delle anime del gruppo 124 al fianco di Renzo Piano, da anni si occupa del tema dell’emergenza e la parola “rammendo”, che lui stesso aveva proposto, è diventata il cuore del messaggio trasmesso dal team guidato dall’architetto-senatore. Affrontando le questioni legate alle periferie, e poi alla ricostruzione post-sisma, anche con un impegno nel progetto Casa Italia – per promuovere la sicurezza degli edifici contro il rischio sismico e non solo – la parola chiave è stata sempre quella della “cura”, della prevenzione attenta e intelligente del territorio.

Ermentini vive e lavora a Crema, in una delle aree più colpite dal Covid-19. Quale lettura del territorio e della comunità, con gli occhi di un architetto?
La Lombardia è un caso emblematico. Al di là di questo momento drammatico per tutti, se ci soffermiamo a osservare cosa è accaduto nel recente passato nelle nostre città, nel nostro paesaggio, pensandoci bene il disastro davanti ai nostri occhi è spesso proprio un problema di mancanza di cura, d’incuria, di disamore. C’è un abitare indifferente alle cose e agli altri che si è stratificato negli anni. Il problema del nostro tempo è proprio l’insufficienza del sentire.

E la cura è un atteggiamento indispensabile, soprattutto ora, e vuole dire prendersi a cuore, preoccuparsi, dedicarsi a qualcosa, avere premura, prestare attenzione. C’è una cura che ripara. Dove sono presenti le ferite, negli edifici, nelle periferie e nel territorio, le tecniche di cura continua, assidua, attenta e intelligente possono costituire una vera e propria azione di rammendo che ripara.

Guardando al domani, che ruolo avranno gli architetti?
Sono convinto che, nonostante il cupo presente, ci siano molti indizi del nuovo corso: il progettista da guaritore miracoloso e frettoloso diviene curatore attento e paziente. Certo, negli ultimi anni questa figura è venuta meno, è stata relegata al ruolo di truccatore, di abile stilista che si occupa della pelle, della cosmetica, degli edifici quando ormai tutto è stato deciso. È un peccato perché in realtà, il ruolo dell’architetto è fondamentale nella società e lo sarà sempre di più, si tratta di un compito di regia importantissimo: la sua capacità di sintesi delle diverse discipline è l’unica che possa garantire ottimi risultati nell’intervento sul territorio, la sua vocazione all’immaginazione permette di prefigurare scenari alternativi per il futuro, la sua attività multiforme che coordina gli aspetti tecnici e umanistici è essenziale per favorire la vita dell’uomo sulla Terra. 

Come trasformare quindi la crisi in opportunità?
I grandi progettisti sono stati dei visionari concreti e si sono spesso occupati di emergenze. Forse l’esempio più interessante è quello di Jean Prouvè che dal 1935 ha creato dei prototipi e nel ‘54 ha brevettato e costruito un piccolo capolavoro: la casa prefabbricata di 57 mq che si monta in due persone in sole sette ore. Il progetto di Carlo Ratti e Italo Rota e specialmente l’esempio di modulartaskforce sono di grande interesse e potrebbero risolvere molti casi. Per ora in Lombardia (fatto salvo per il progetto di riconversione della fiera di Milano in ospedale, ndr) si montano le tende da campo, bene ma sarebbe opportuno studiare delle soluzioni migliori. Certo, sarebbe ancora meglio che le crisi non venissero e che fossimo capaci di cambiare nel tempo ordinario.

Post-Covid, anche per l’architettura non sarà tutto come prima..
Viviamo in un tempo straordinario di cambiamenti. Il più trascurato degli oggetti comuni del nostro pensiero da almeno un secolo è il mondo. È giunto il tempo di conoscere il mondo comprendendo che non siamo più i soli a parlare o a scrivere: tutte le cose del mondo lo fanno. Non siamo più al centro dell’universo, l’uomo e il mondo sono fatti della stessa carne e questa emergenza virale lo fa capire proprio tutti i giorni. Così anche l’architettura non può più essere la stessa di prima, necessita una grande svolta che la trasformi da parassita a simbionte della terra e che la riconduca a un lavoro per la vita e non a una produzione d’immagini da pubblicare.

Ermentini ha da poco pubblicato con Nardini Editore “Il segreto della carezza, ovvero ideario di restauro timido”. Perchè la timidezza?
L’umanità diviene umana quando inventa la timidezza e l’umiltà, virtù positive che ci fanno riscoprire che siamo parte della biosfera, condividendo con tutti gli altri viventi la responsabilità verso ciò che vive.