Il restauro della “Cortigiana con parasole” di Kawanabe Kyosai nelle collezioni di dipinti giapponesi del castello di Aglié

Bollettino ICR. Il restauro della Cortigiana con parasole di kawanabe Kyosai nelle collezioni del Castello di Aglié
[…] Nel dipinto, la cortigiana indossa “Un kimono da parata con un’ampia cintura (obi) allacciata sul davanti e alti zoccoli di legno; l’acconciatura è impreziosita da un pettine ornamentale e orpelli per capelli (kanzashi) fatti risaltare con leggeri tocchi di colore rosso. L’accompagna un servitore che sorregge il parasole e la osserva con sguardo rapito.
Il dipinto reco due firme. Vicino alla figura femminile si legge in alto Kyosai, delineato con l’ideogramma che l’artista utilizzava dal 1871. Pittore ormai affermato all’epoca, dipinse la Cortigiana con parasole con pennellate rapide e spontanee, utilizzando pochi colori. I colpi di pennello che delineano il kimono sembrano quasi astratti e rappresentano il modo sicuro il drappeggio dei tessuti e il corpo che ne è avvolto. L’accompagnatore con il parasole fu invece dipinto da Kawabata Gyokusho (1842-1913), come si evince dalla firma Gyokusho sha, che significa ‘dipinto da Gyokusho’.”

Si tratta quindi di un dipinto realizzato a quattro mani, del genere seki-ga (letteralmente. pittura seduta) ovvero un tipo di pittura estemporanea e veloce, di moda in Giappone a cavallo tra Ottocento e Novecento, realizzata in occasione di incontri conviviali di pittura e calligrafia, chiamati shoga-kai (letteralmente: incontri di pittura e calligrafia), che avevano luogo in locali pubblici, dove gli artisti ingaggiavano delle vere e proprie competizioni artistiche realizzando opere all’impronta. Queste manifestazioni erano aperte al pubblico: pagando un biglietto d’ingresso, si potevano assistere alle gare di pittura e chiedere agli artisti di dipingere e scrivere poesie.

Niente di più facile, quindi, che anche il duca Tommaso di Savoia avesse partecipato agli shoga-kai e avesse così conosciuto Kyosai che ne era un assiduo frequentatore, e ne fosse rimasto affascinato. Sembra infatti accertato che anche gli stranieri avessero accesso a questi incontri, come dimostrano alcuni schizzi dello stesso Kyosai che ritraggono la presenza di alcuni gentiluomini a queste manifestazioni.

I dipinti su carta della collezione del castello di Aglié sono tutti caratterizzati da un tipo di pittura estemporanea e veloce, realizzata con pochi tratti di inchiostro, con soggetti divertenti e a volte dissacranti, che ne confermerebbero l’origine conviviale e informale, qual era quella degli shoga-kai.

 

La tecnica esecutiva

Bollettino ICR. Il restauro della Cortigiana con parasole di kawanabe Kyosai nelle collezioni del Castello di Aglié
A sinistra, particolare della figura della cortigiana con la firma di Kyosai. A destra, particolare della figura del servitore con la firma di Gyokusho

L’unicità della collezione dei dipinti giapponesi su carta del castello di Aglié consiste nel montaggio, realizzato con materiali occidentali a imitazione della tradizionale tecnica artistica giapponese del kakejiku.

L’utilizzo della tela come materiale di foderatura, l’uso di carta dipinta con motivi decorativi orientaleggianti come bordura, la maniera grossolana con cui sono stati assemblati i manufatti, confermano che si tratta di montaggi eseguiti in Europa a imitazione dei ben più raffinati montaggi tradizionali giapponesi.

Su può ipotizzare che il duca Tommaso, che riportò dal suo lungo viaggio in Giappone anche due veri e propri kakejiku su seta, avesse chiesto alle maestranze locali di incorniciare ‘alla maniera giapponese‘ anche i dipinti su carta, prendendo a modello i due su seta.

La Cortigiana con parasole, così come gli altri dipinti della collezione, è stata eseguita con tratti veloci e senza alcun disegno preparatorio, con inchiostro sumi e colori a base di colla animale secondo la tradizione artistica giapponese, su una carta sottilissima del topo wa gazen-shi. Di derivazione cinese, questa carta si ottiene dalla mescolanza di fibre lunghe di Kozo (Brussonetia kazinokj Sieb.) con fibre corte di bambù, a cui può essere aggiunta anche paglia di riso. Tale supporto viene privilegiato per l’esecuzione della calligrafia per la capacità di assorbire l’inchiostro conferendo al tratto morbidezza e intensità. Si tratta di una carta estremamente fragile e poco resistente a causa della presenza delle fibre corte di bambù, che garantiscono, contro, l’assorbenza e lo spandimento ideale dell’inchiostro.

I pigmenti impiegati da Kyosai, in stesure sottilissime, sono il cinabro per il rosso e il nero al carbonio per l’inchiostro, mentre resta ancora da individuare il colore azzurro utilizzato per delineare il parasole, di probabile origine organica.

Le carte di bordura che incorniciano il perimetro del manufatto presentano due tipologie differenti di decori, che si ritrovano anche in molti altri dipinti della collezione: una è di colore nero con un motivo puntinato in bianco, rosso e verde, mentre l’altra mostra una decorazione geometrica su fondo verde di colore rossiccio che, originariamente, avrebbe dovuta essere dorata, a imitazione di un vero e proprio tessuto di broccato. Le carte, tutte occidentali e di consistente spessore, sono colorate a tempera con l’ausilio di stampi; le analisi sui pigmenti hanno evidenziato la presenza di nero al carbonio, resinato di rame per il verde e cinabro con tracce di minio per il rosso, mentre le parti dorate, di cui rimane solo una traccia, sono state invece realizzate in lamina di ottone su una preparazione eseguita con ocra rossa.

 

Il restauro. Stato di conservazione

L’impiego di materiali estranei a quelli impiegati tradizionalmente in Giappone, quali l’incorniciatura con carte da parati di fattura europea al posto del broccato di seta, la tela di cotone sul verso, invece della carta giapponese, bacchette lignee per l’appensione inchiodate direttamente alle estremità del dipinto, oltre alla presenza di adesivi proteici utilizzati per l’assemblaggio delle varie parti al posto delle impalpabili colle amilacee giapponesi, ha provocato danni di grave entità all’intera collezione dei dipinti su carta. La notevole disomogeneità di comportamento fisico tra gli elementi costitutivi del manufatto, insieme alle caratteristiche di rigidità proprie dei materiali occidentali impiegati per il montaggio ‘alla giapponese’, ha causato seri danni fisici all’intera struttura dei manufatti, che per molti anni sono stati conservati arrotolati in una cassettiera del castello. La condizione conservativa dei dipinti prima del loro immagazzinamento in cassettiera non è documentata e questo ci priva di un dato importante per la valutazione del comportamento fisico tra i diversi materiali costitutivi.

Bollettino ICR. Il restauro della Cortigiana con parasole di kawanabe Kyosai nelle collezioni del Castello di Aglié
La Cortigiana con parasole prima del restauro a luce naturale (a sinistra) e a luce radente (a destra)

La Cortigiana con parasole mostrava una situazione conservativa drammatica, sia a carico del dipinto che del montaggio. La complessità di tale deterioramento, insieme all’esigenza di conservare un montaggio storicizzato, ha reso questo intervento di restauro una vera e propria sfida.

Il dipinto presentava gravi deformazioni del supporto cartaceo e un estremo inaridimento della carta, esteso anche alle bordure perimetrali che, a causa della cristallizzazione dell’adesivo impiegato e del prolungato arrotolamento con cui era stato conservato, risultavano sollevate, frantumate e distaccate in più punti. Le cadute erano particolarmente evidenti in corrispondenza dei lati superiore e inferiore, dove le bacchette lignee erano state applicate utilizzando chiodi battuti direttamente nella carta, che risultavano ormai completamente arrugginiti. In particolare, il peso della bacchetta inferiore aveva determinato ulteriori lacune di materiale cartaceo e frammentazioni con gravi perdite a carico della carta di bordura.

Il supporto cartaceo appariva consunto in corrispondenza di tutta l’area superiore del dipinto, dove si vedeva apparire la trama del tessuto sottostante; erano inoltre visibili lacune di varie dimensioni, tra cui alcune provocate dall’erosione del ‘pesciolino d’argento’.

Gore molto estese e scure interessavano in maniera disomogenea la superficie cartacea, in particolare l’area centrale del dipinto estendendosi fino alle carte di bordura, che per questo apparivano fortemente deturpate. Si ipotizza che il danno sia stato provocato dal contatto diretto del dipinto con acqua, che avrebbe contribuito alla migrazione della colla dal verso.

L’intera superficie era interessata da pieghe numerose e sottili, che con molta probabilità si sono formate in occasione della foderatura del dipinto con la tela. Dal verso, questa appariva fortemente adesa al supporto cartaceo. Sull’angolo inferiore sinistro erano incollate due etichette con due diversi numeri di inventario: una relativa all’inventario attuale e l’altra a quella del 1927, entrambe stampate con inchiostro blu. Le bacchette per l’appensione, realizzate in legno dipinto di nero, erano danneggiate da un massiccio attacco, ancora attivo, di insetti xilofagi.

[continua…]

(Estratto dall’articolo Il restauro della Cortigiana con parasole di Kawanabe Kyosai nelle collezioni del Castello di Aglié sul numero 34 del Bollettino ICR)

Bollettino ICR 34

Il dagherrotipo. Problematiche del deterioramento

Mai come nel caso del dagherrotipo ci troviamo a constatare che la fotografia è, prima di ogni altra cosa, un oggetto: e un oggetto complesso, alla cui costruzione (o distruzione) concorrono una miriade di fattori, alcuni chimici, altri meccanici. Nella veste più strutturata del dagherrotipo, quella che vede la lastra custodita in astucci, i danni fisici possono coinvolgere l’intero corpus dei componenti, dal sistema di chiusura dell’astuccio stesso (fibbia-gancio-cerniere), alla sua struttura, al cuscinetto in velluto (pad) solitamente posto sull’anta sinistra del pacchetto; ancora possono interessare la guarnizione (pinch pad) che accoglie l’immagine montata per arrivare al vetro di protezione, il preserver, la finestra e la lastra. Nel caso di lastre con montaggio alla francese, dove spesso i vetri sono dipinti, e le finestre contornate da linee dorate in polvere d’ottone o foglia d’oro, troviamo comunemente danni allo strato pittorico applicato al vetro così come alla cornice o al passepartout.

dagherrotipi
Lastra montata alla francese con passepartout in carta, sporco e con lacuna

I dagherrotipi stereoscopici, a causa di cedimenti nel posizionamento della lastra, possono presentarsi sfasati rispetto alla collocazione che permette la corretta visione tridimensionale. Nell’eventuale montaggio conservativo dei dagherrotipi stereoscopici bisognerà anche contenere lo spessore del pacchetto finale per poter inserire la stereoscopia nel visore e godere appieno dell’effetto tridimensionale. Una curiosa particolarità riguardante le lastre dagherrotipiche risiede nel fatto che la lucidatura della lastra non avveniva in maniera trasversale ma dall’alto al basso, questo per rendere possibile la visione dell’immagine nei visori lenticolari, nei quali la luce proveniva dall’alto, Le impronte delle morse per la lucidatura, un forellino situato nell’angolo e il taglio o l’abbassamento/rialzo degli angoli della lastra non sono da confondersi con danni ma sono invece da considerarsi interessanti caratteristiche che ci forniscono informazioni preziose sulla storia e sugli apparati che hanno contribuito alla nascita del dagherrotipo.

Osservare le condizioni della superficie della lastra permette di individuare la presenza di frammenti provenienti da parti del montaggio o dall’esterno: può trattarsi di depositi cristallini formati da polvere proveniente dal passepartout o dal mat ma anche dai pigmenti usati per la colorazione, dal rossetto da argentiere usato per la pulitura o anche piccoli fili provenienti dal cuscinetto in tessuto.

L’abrasione della lastra è il danno fisico più frequentemente riscontrato: può essere causato da maldestre manipolazioni, tentativi di spolveratura, pulitura oppure dallo smontaggio poco attento del pacchetto. Il sottile strato superficiale è particolarmente delicato, specie nelle lastre prodotte con laminazione. Nei casi gravi, grosse aree abrase possono disturbare la visione dell’immagine. Tale abrasione può essere prodotta per imperizia (per esempio se causata da pulizia o lucidatura) o accidentale (ad esempio, quando prodotta da maldestra movimentazione). Può anche essere causata dal contatto con il mat in ottone, e tale ipotesi si verifica generalmente quando il mat viene montato o rimosso, o se il pacchetto è sciolto e i componenti (lastra, mat, vetro) sono in grado di spostarsi liberamente tra di loro. Lunghe tracce sui bordi possono essere causate dall’estrazione della lastra dalla scatola con scanalature in cui veniva custodita. Altri danni sono scheggiature, graffi, raschiature, sgorbiature, tracce di impronte digitali.

Il restauro della fotografia. Dagherrotipi. Problematiche del deterioramento
Dagherrotipo stereoscopico montato sotto passepartout in cartoncino

L’esfoliazione è il sollevamento dello strato di argento dalla base di rame, la cui causa è da ricercare in corrosione, traumi termici che possono essere causati alla lastra in occasione della preparazione della stessa o interventi di pulitura. Anche una imperfetta produzione, che ha causato una cattiva adesione dell’argento al rame, può essere l’origine di tale danno.

L’assenza del vetro causa danno chimico per via del contatto con l’atmosfera ed espone la delicata superficie della lastra ad abrasioni e graffi. Quando il vetro di supporto si rompe, diviene palese come il contatto con l’ambiente sia dannoso per il dagherrotipo. La netta ossidazione che ricalca i margini della rottura è presto evidente. Nel frattempo, il vetro rotto, tenuto insieme dai nastri di sigillatura, imprigiona sotto di sé e a contatto con la lastra minuscole schegge che possono causare graffi e abrasioni. Il vetro ottocentesco (molto alcalino) utilizzato per il montaggio soffre particolarmente in caso di conservazione in ambiente umido (U.R. > 42%).

Quando si osservano sulla superficie interna del vetro aree opacizzate con o senza depositi oleosi, si è al cospetto del cosiddetto weeping ed è opportuno intervenire con la sostituzione del vetro di copertura, impiegando particolare attenzione nello smontaggio della lastra in quanto i depositi di silicato altamente corrosivi, che costituiscono l’alterazione del vetro, possono causare danni alla lastra. Ma la più tipica alterazione chimica dei dagherrotipi è l’ossidazione, fenomeno che avviene quando l’aria e gli elementi chimici che la compongono, a causa dell’assenza, rottura del vetro o sigillatura inadeguata del montaggio, vengono a contatto con la lastra argentata. Il fenomeno procede generalmente dall’esterno verso l’interno della lastra (edge tarnish front), è causato principalmente dallo zolfo presente nell’atmosfera e spesso s’intensifica in vicinanza del passepartout (mat tarnish front): In questo caso si riscontra spesso ossido d’argento. In alcuni casi ossidi e solfuri d’argento possono generare colori di interferenza.

Altra manifestazione del deterioramento sono gli aloni bianchi. Studi Raman hanno accertato che i composti presenti nelle aree ad alone biancastro sono formati da composti di cloruro d’argento. Non si è certi dell’origine di questa alterazione, il cloro potrebbe essere conferito dal bagno di doratura o da lavaggi successivi o ancora provenire dall’atmosfera, specie in località sul mare e con alta percentuale di umidità relativa.

Il restauro della fotografia. Dagherrotipi. Problematiche del deterioramento
Lastra dagherrotipica: alcune caratteristiche

Su lastre trattate con tiourea, invece, possono manifestarsi piccole macchie scure arrotondate, formate da cristalli d’argento, cloro, mercurio, tracce di zolfo e silicio che derivano da residui del trattamento non eliminati col lavaggio; queste macchie sono definite come morbillo dagherriano.

Oltre al danno ossidativo, può avvenire la corrosione del rame: la degradazione elettrochimica della lastra di rame per reazioni con l’ambiente o reagenti applicati può influenzare consistenza, colore o forma dell’oggetto. La corrosione è accelerata dalla presenza di acidi, basi e sali alogeni. Depositi di sale di rame sulla superficie della lastra sono un esempio di corrosione di rame.

I danni biologici si manifestano, come per gli altri fototipi, in caso di elevata umidità: in combinazione con macchie di rame, cristalli di solfuro d’argento e variazioni di ossidazione è possibile osservare la crescita di muffe.

Nell’epoca in cui assistiamo al tramonto della fotografia intesa come entità fisica realizzata dall’impressione della luce e dalla chimica, la conservazione del dagherrotipo è oggetto di attenzione, analisi e ricerche scientifiche. Per la ricerca sono state utilizzate sia lastre ottocentesche, sia dagherrotipi contemporanei paragonabili ai loro predecessori del XIX secolo per caratteristiche qualitative e quantitative strutturali. Negli ultimi anni sono stati condotti studi estremamente interessanti mirati alla caratterizzazione, documentazione e monitoraggio di questi affascinanti materiali fotografici, attraverso tecniche di analisi non invasiva, in particolare spettroscopia infrarossa, SEM-EDS, FTIR e Raman. Anche la metrologia ottica di superficie si è rivelata ideale per l’esame della lastra dagherrotipica: questa tecnica non invasiva e non distruttiva permette l’esame e favorisce la conservazione e il restauro di originali caratterizzati dal sottile spessore dello strato superficiale e consente di osservare le differenze tra immagine e substrato, di misurare profondità di graffi e spessore delle macchie e dei difetti della lastra nonché raccogliere dati per monitorare le condizioni e i cambiamenti dell’originale nel tempo. L’analisi della fluorescenza a raggi X (XRF) può invece essere utilizzata per determinare la composizione dell’immagine, per scoprire se la lastra è stata sottoposta a doratura, per identificare la lega di rame utilizzata per il substrato, per aiutare a identificare depositi superficiali, la corrosione e prodotti componenti l’ossidazione. Anche l’osservazione delle lastre e dei vetri di protezione a luce UV-A e UV-C permette di identificare i costituenti non visibili a occhio nudo e di monitorare lo stato di conservazione ed i trattamenti sugli oggetti.

Sotto illuminazione UV-A si può osservare la condizione della superficie del dagherrotipo: fibre, specie se moderne, e polvere rilucono e le aree di corrosione biancastre, prevalentemente composte da cloruro d’argento, vengono chiaramente evidenziate. L’osservazione della lastra sotto luce UV-C può invece rivelare la presenza di composti di cianuro di rame che possono provenire da fonti diverse, come l’electroplating (l’argentatura industriale), la doratura o il bagno di pulitura in cianuro di potassio.

Il restauro della fotografia. Dagherrotipi. Problematiche del deterioramento
Lastra ossidata in corrispondenza della rottura del vetro protettivo

Per quanto riguarda la riproduzione fotografica degli originali dagherrotipici esiste un protocollo che suggerisce un minimo di 40 riprese digitali per ogni oggetto. La quantità apparentemente copiosa di immagini è presto giustificata se pensiamo a una riproduzione che documenti la cornice o l’astuccio, chiuso e aperto, recto e verso, il sistema di chiusura e di cerniere, il vetro di protezione ed il mat, a luce normale e radente UV-A e UV-C, il cuscinetto, il preserver. A volte sono anche presenti etichette o oggetti inseriti nel pacchetto di montaggio. La lastra dovrebbe essere ripresa in maniera normale, speculare al fine di documentare l’ossidazione e a luce UV-A e UV-C per esaminare eventuali fluorescenze. Anche il verso della lastra, ovviamente, andrebbe fotografato a luce normale, UV-A e UV-C; hallmarks, punzoni e particolarità della lastra, come fori e tacche, andrebbero documentati come dettagli con lente macro, così come eventuali depositi sulla lastra. Una siffatta documentazione ci permetterà di controllare l’evoluzione dello stato dei conservazione dei dagherrotipi e il loro evolversi nel tempo, così come prima e dopo eventi quali mostre, esposizioni, interventi di restauro o trasferimenti in nuovi locali di conservazione. Per quanto riguarda l’acquisizione digitale della lastra è stata proposta una interessante soluzione che prevede di effettuare la scansione della lastra utilizzando uno scanner piano a fuoco variabile dal quale sia stata rimossa la lastra in vetro.

Estratto da:
Il restauro della fotografia. Materiali fotografici e cinematografici, analogici e digitali
a cura di Barbara Cattaneo
Nardini Editore

Restauro della fotografia. Materiali fotografici e cinematografici, analogici e digitali

Estate del ’44: storia di famiglie sconvolte dalla strage del Padule – Recensione su Stamptoscana

E’ davvero sorprendente la varietà dei metodi di approccio che la prima generazione del dopoguerra sta utilizzando per ricostruire la storia della propria famiglia. Si può procedere pubblicando diari e documenti che in qualche modo mantengono una loro completezza e una loro unità. Si può procedere con ricordi autobiografici nel quale inserire spezzoni di vita vissuta che tornano alla memoria. Oppure attraverso una vera e propria indagine basata su documenti e testimonianze, confronto delle fonti con le conferme frutto di lunga e meticolosa ricerca.

Naturalmente questa è la strada preferita da chi nella sua vita professionale ha maneggiato con cura materiali storici come Giovanna Lori, che per tanti anni ha insegnato materie letterarie. Ed è quella che sollecita nel lettore non solo la passione della scoperta di vite vissute che hanno anch’esse più o meno contribuito a formare il suo universo di valori ed emozioni .

Il libro “Era l’estate del ‘44” (Nardini Editore) accompagna il lettore passo dopo passo, documento per documento, personaggio per personaggio  in un’inchiesta condotta con ritmo da detective che non ci si aspetta da parte di chi si appresta a raccontare della propria famiglia. Qui i tempi sono diversi, qui si parla di esistenze vissute nel dramma e nel pericolo, negli anni dell’occupazione tedesca, della guerra civile fra fascisti e partigiani, della lotta per la liberazione di Firenze .

Una di queste vite, quella di Alessandra Nicole Settepassi, uccisa dalle truppe tedesche in ritirata al Padule di Fucecchio insieme ad altre 11 donne, due bambini e un ragazzo. Era il 23 agosto 1944. Una delle tante stragi nazifasciste che hanno insanguinato la Toscana. Al Padule i tedeschi intendevano vendicarsi del ferimento di uno di loro. Nella loro furia assassina trovarono mogli e figlie, perché i padri e i mariti si erano rifugiati nei canneti: fino a quel momento vi erano stati infatti solo rastrellamenti di braccia maschili per il lavoro forzato in Germania.

La tragica sorte di Sandra (figlia del cugino del padre dell’autrice) e il breve corso della sua vita a contatto con l’ambiente degli anni della formazione scolastica, “l’Istituto della Santissima Annunziata del Poggio Imperiale”, cuore narrativo del volume, è  al centro della grande tela di relazioni, personaggi, parenti e amici, intessuta dipanando un filo apparentemente esile: una citazione del padre incontrata nel libro Disegno della Liberazione italiana (1950) di Carlo Ludovico Ragghianti presidente del Comitato Toscano di Liberazione nazionale (CTLN), consultato per tutt’altra curiosità storica.

Si tratta di una lettera che Piero Lori aveva inviato al Comitato per denunciare le manovre volte a destabilizzare l’azione dei partigiani fiorentini alla vigilia del ritiro delle truppe naziste da Firenze, da parte di un alto ufficiale del tramontante regime fascista che dichiarava di avere un mandato del maresciallo Badoglio.

Giovanna decide di approfondire quell’episodio, consulta carte, interroga storici e figli di protagonisti. Progressivamente mette in  luce un’incredibile “ghirlanda fiorentina” di compagni e amici di gioventù che le leggi razziali, la guerra con le scelte drammatiche che impone, trasformano in nemici senza pietà.

Al centro di queste terribili vicende ci sono loro i Lori, i Vannucci, i Settepassi, una costellazione di famiglie che è più o meno indirettamente collegata con altri nuclei storici dell’alta borghesia e della nobiltà di Firenze.

Ma è il ricordo di Sandra Settepassi, morta innocente, ciò che dà valore e sostanza alle loro esistenze. Il libro si raccomanda per lo stile che unisce l’oggettività di una meticolosa analisi storica con la curiosità e la passione di chi va alla ricerca delle radici della propria esistenza.

Il Salotto dei Libri Nardini Editore al Salone del Restauro di Ferrara – Il programma degli incontri

Il Salotto dei Libri Nardini Editore al Salone del Restauro di Ferrara - Il programma degli incontri

Ferrara, Salone del Restauro, 18-19-20 settembre
Il programma del Salotto dei Libri, spazio aperto gestito da Nardini Bookstore.
IL SALOTTO DEI LIBRI è allo Stand Nardini Editore, Padiglione I


IMPORTANTE! Per entrare gratuitamente al Salone del Restauro è necessario pre-registrarsi online entro il 16 settembre alla pagina http://www.webland2000.com/restauro2019/ . Fatelo subito! Vi aspettiamo.


 

Mercoledì 18 settembre
Ore 11
Apertura Salotto dei Libri e presentazione del programma degli incontri e delle novità di Nardini Editore.

Ore 11.30 – 12.15
Libro, beni culturali e realtà aumentata: le nuove frontiere dell’editoria. Il mondo digitale e il libro cartaceo. Incontro con OFFICINE VALIS e le proposte innovative per dare vita alle pagine stampate, ai materiali promozionali museali, turistici e per la conservazione dei beni culturali.
Partecipano: Luigi Grimaldi e Daniele Mu (officine Valis), Ennio Bazzoni (Nardini Editore)

Ore 12.30 – 13.15

Spazio disponibile

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Ore 14.00 – 15.00
GRAZIE, ANDREA! Il saluto ad Andrea Galeazzi: il ricordo del responsabile del settore Restauro in Nardini Editore negli interventi (non programmati) degli amici e degli autori: chiunque potrà intervenire parlando del suo rapporto con Andrea, del lavoro comune, delle idee e del suo lascito, ad alcuni mesi dalla sua scomparsa. Vi invitiamo a partecipare! Sarà il modo, semplice come avrebbe voluto lui, di salutarlo e di ringraziarlo. Questo è il primo anno senza Andrea, che è stato presente in tutte le edizioni del Salone.

Ore 15.30 – 16.15
La cooperazione fra restauro italiano e università internazionali: proposta di lavoro comune fra Victoria University of Wellington – VUW (Nuova Zelanda) e Università Suor Orsola Benincasa – UNISOB Napoli.
Esplorare le reali possibilità di collaborazione per valorizzare e far comunicare fra loro i diversi approcci alla conservazione dei beni culturali e alle tradizioni, per trasmettere le effettive opportunità per studenti e restauratori in Paesi lontani. L’utilità della cooperazione fra centri di studio, musei e professionisti.
Partecipano: Carolina Izzo (VUW) e Monica Martelli Castaldi (UNISOB).

Ore 16.30 – 17.15
Un libro sul restauro degli arazzi e un articolo sul paramento di Innocenzo X in via d’essere completati.
Pertegato/Galeazzi: works in progress
Con Francesco Pertegato

Ore 17.30 – 18.15
Libro, beni culturali e realtà aumentata: le nuove frontiere dell’editoria. Il mondo digitale e il libro cartaceo. Incontro con OFFICINE VALIS e le proposte innovative per dare vita alle pagine stampate, ai materiali promozionali museali, turistici e per la conservazione dei beni culturali.
Partecipano Luigi Grimaldi e Daniele Mu (officine Valis), Ennio Bazzoni (Nardini Editore)

Giovedi 19 settembre

Ore 10.30 – 11.15

Spazio libero

Ore 11.30 – 12.15
L’architettura rurale come occasione di crescita per le aree interne. Linee guida alla conoscenza e alla conservazione del patrimonio architettonico montano rurale. L’esempio della Valle Trompia.
Partecipano Barbara Scala e Cristina Boniotti (Università di Brescia)
 
Ore 12.30 – 13.15
I nuovi polimeri per il restauro. Presentazione in anteprima della collana HERITAGE, MAINTENANCE, INNOVATION – Ricerca e innovazione al servizio del restauro, a cura di Giovanna C. Scicolone, Nardini Editore. La collana, che vedrà il primo titolo in uscita entro il 2019, sarà composta da volumi che tratteranno i nuovi interventi conservativi, e i relativi nuovi polimeri per effettuarli, sulle varie tipologie di opere d’arte. Si tratta dei risultati di un progetto multidisciplinare (approvato dal MIUR) il cui obiettivo è realizzare strumenti (dalla chimica all’informatica) che consentano di trasformare il restauro da manutenzione straordinaria in ordinaria, minimizzando il degrado e la perdita di valore dell’opera.
IN QUESTA COLLANA I LIBRI PRENDONO VITA. Con l’occasione verrà presentato il progetto dell’uso in questi volumi della Realtà Aumentata per l’arricchimento di informazioni digitali, video e immagini, permesso dall’utilizzo combinato del libro fisico e di uno smartphone e realizzato attraverso un’apposita applicazione gratuita per l’acquirente del libro. Le immagini del volume prendono vita e consentono di fruire di contenuti video, audio, ricostruzioni 3D, rassegne fotografiche, animazioni.
Partecipano: Giovanna C. Scicolone, Chiara Serafino, Sara Belloni, Alice Toniolo, Antonio Sansonetti, Laura Baratin, Francesca Gasparetto, Giulia Dall’Igna.
Con l’intervento di Luigi Grimaldi e Daniele Mu di Officine Valis.
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Ore 14.45 – 15.30
APLAR 6. Applicazioni Laser nel Restauro. I Laser in combinazione con… Presentazione del nuovo volume contenente gli Atti del Convegno APLAR 6 svoltosi a Firenze nel 2017. Nell’occasione di Ferrara si presenterà anche la Call di APLAR 7 (Palazzo Ducale di Venezia, 7-8 novembre 2019). APLAR 6 ha avuto per tema “I laser in combinazione con…“, un corollario sottile, volto a fare il punto sulle potenzialità di uso combinato della tecnologia laser con altre tecniche conservative, tradizionali o innovative, con il fine di raggiungere un risultato più vicino alle esigenze e all’etica della conservazione.
Partecipano: Giancarlo Lanterna, Anna Brunetto
 
Ore 15.45 – 16.30
Riscoprire il gesso.
Nuove opportunità per l’edilizia sostenibile e per la conservazione del patrimonio. La cultura materiale.
Anteprima del libro e dell’e-book in uscita con Nardini Editore entro il 2019.
Dal ruolo marginale del tema “gesso” nella storia dell’arte e nella storia delle tecniche costruttive alla nuova consapevolezza dell’importanza del suo impiego che consente di annoverarlo tra i materiali fondamentali nella produzione artistica e architettonica su scala mondiale, con particolare riferimento all’ornamentazione plastica. Rilevante è l’impiego nell’isolamento termico, come materiale ignifugo, versatile, economico e dalle notevoli prestazioni fisiche.
Partecipa: Lisa Accurti – architetto, PhD in Conservazione dei Beni Architettonici e ambientali, e specialista in Restauro dei Monumenti.
 
Ore 16.45 – 17.30
BIOARCHITETTURAAppunti per una città sostenibile.
Anteprima del libro in uscita con Nardini Editore entro il 2019.
La riconversione ecologica del costruito per una maggiore qualità ambientale e sociale – L’ecologia applicata al costruire – Le radici del pensiero Bioarchitettura – Biourbanistica ed espansione a costo zero – Uso dei materiali alternativi in architettura – La città attrattiva e sostenibile – Ambiente abitato, cambiamenti climatici e salute…
Partecipano gli architetti Giulia Bertolucci, Maria Grazia Contadini, Rodolfo Collodi, Stefano Tonelli (INBAR- Istituto Nazionale di Bioarchitettura – sez. Lucca)

 
Venerdì 20 settembre

Ore 10.30 – 11.15

Spazio disponibile

Ore 11.30 – 12.15
La pietra serena del Rinascimento fiorentino. Catalogazione degli utensili e loro utilizzo
Da una ricerca, una mostra e un libro in preparazione. La lavorazione della pietra serena estratta dalle cave del territorio di Fiesole (Firenze) comprende le tecnologie e le operazioni che producono un’azione meccanica sul materiale: dalla cavatura alla sbozzatura, dalla posa in opera alla finitura. La pietra che ha reso straordinari i particolari degli edifici storici dell’area di Firenze poteva e può essere lavorata con strumenti e attrezzi la cui storia e il cui utilizzo sono un tutt’uno con la stessa pietra e con le generazioni di cavatori. Una cultura popolare ma anche una sapienza tecnica che deve essere conservata. La ricerca, realizzata da Elena Maria Petrini, presenta la collezione del Maestro Scalpellino Enrico Papini. L’approccio scientifico sul migliore utilizzo degli strumenti e sulle tracce lasciate sui manufatti permette di studiare i processi di degrado dei paramenti lapidei ai fini della conservazione.
Partecipa Elena Maria Petrini.
 
Ore 12.30 – 13.15
Libro, beni culturali e realtà aumentata: le nuove frontiere dell’editoria. Il mondo digitale e il libro cartaceo. Incontro con OFFICINE VALIS e le proposte innovative per dare vita alle pagine stampate, ai materiali promozionali museali, turistici e per la conservazione dei beni culturali.
Partecipano Luigi Grimaldi e Daniele Mu (officine Valis), Ennio Bazzoni (Nardini Editore)
 
Ore 12.30 – 13.15
Spazio disponibile

 

Nardini Editore Media partner del Salone del Restauro di Ferrara 2019

Nardini Editore Media partner del Salone del Restauro di Ferrara 2019

Vi aspettiamo al Salone Internazionale del Restauro, dei Musei e delle Imprese Culturali, Ferrara Fiere Congressi, dal 18 al 20 settembre 2019, alla Stand Nardini Editore (Pad. 1, Stand C2-D1)

Vi ricordiamo che poter entrare gratuitamente è necessaria la pre-registrazione online sul sito del Salone entro il 16 settembre alla pagina http://www.webland2000.com/restauro2019/. Per tutti gli altri il costo d’ingresso è di Euro 15,00.

Anche per la XXVI edizione il Salone prevede la presenza di prestigiosi partner e autorevoli realtà pubbliche e private. È riconfermata la partecipazione del MiBAC – Ministero per i beni e le attività culturali, il quale ha individuato nel Salone la cornice perfetta per presentare e affrontare alcuni dei temi più attuali relativi alle imprese culturali e alla loro fruizione. Saranno,
inoltre, presenti: la Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali; Assorestauro – Associazione italiana per il restauro architettonico, artistico, urbano; Federculture; ANMLI, Associazione Nazionale dei Musei di Enti Locali e Istituzionali; la Regione
Emilia-Romagna; la CNA Emilia-Romagna; il Clust-ER BUILD Emilia Romagna; la Provincia di Ferrara; l’Università degli Studi di Ferrara; il SMA – Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Bologna; ICOM Italia, il principale network italiano di musei e
professionisti museali; Mad’in Europe, il portale europeo dei restauratori di beni culturali e dei professionisti nei mestieri dell’artigianato e mestieri d’arte; Assocastelli, l’associazione italiana dei gestori e proprietari di dimore e residenza d’epoca e storiche; il Museo Realtà Virtuale La Macchina del Tempo; il Museo Hermitage di San Pietroburgo; l’Opificio delle Pietre Dure; il Green Building Council Italia; l’Associazione dei Beni Patrimonio mondiale Unesco; l’ABCOnlus, Associazione Beni Culturali Onlus e molti altri.
Durante il Salone sarà inoltre presentato un progetto inedito e attuale a cura di Letizia Caselli, “Teatr’in Musica. Una voce per i teatri chiusi, inagibili, con restauri complessi”.
Anche per il 2019 il Salone vedrà la presenza delle più importanti aziende italiane e internazionali provenienti da diversi settori nell’ambito dei beni culturali: dal restauro  alla diagnostica, dalle tecnologie ai prodotti e materiali, dall’illuminazione al merchandising museale, dai veicoli d’epoca al restauro di libri antichi.

Per maggiori informazioni e contatti: https://www.salonedelrestauro.com/new/it/home/

Un grande autore torna dagli USA nella sua Roma. Mercoledì 31 luglio 2019

Il libro fiorentino dei morti - di Fulvio Ottaviano. Nardini Editore - Iena Reader

Mercoledì 31 luglio 2019, ore 18:00
Libreria Altroquando, Via del Governo Vecchio, 83, Roma

Presentazione del thriller
IL LIBRO FIORENTINO DEI MORTI
di Fulvio Ottaviano
(Nardini Editore)

FULVIO OTTAVIANO – Scrittore, sceneggiatore, regista,
è nato a Roma e vive a Santa Fe, in New Mexico.
Ha scritto per il grande schermo e per la televisione collaborando con Ettore Scola, Vincenzo Cerami e altre grandi firme del cinema italiano. Nel 1997 è stato premiato con il David di Donatello come miglior regista esordiente. Tra i suoi film ricordiamo “Cresceranno i carciofi a Mimongo” (1996), “Abbiamo solo fatto l’amore” (1997), “Una talpa al bioparco” (2004).
Con “Il libro fiorentino dei morti” mostra una straordinaria vena creativa accompagnata da una inusuale dimestichezza con i dialoghi, che fanno di questo libro una lettura coinvolgente e anche divertente.

A Ruggero Breschi, titolare di un negozio di intimo femminile, “basta un colpo d’occhio per indovinare che marca, colore e tessuto di mutanda siano quelli preferiti da una determinata persona”, ma stranamente, con Klaus Shulte, l’impresa si
presenta particolarmente difficile.
Siamo in una fattoria isolata della campagna senese, ed è proprio da qui che parte la vicenda del Breschi, quarantenne single, quasi esclusivamente interessato al suo business e spesso chiuso nei romantici quanto dolorosi ricordi della sua relazione segreta con Susan Mironi, moglie di uno dei più famosi oncologi della città, tragicamente scomparsa a causa di un incidente.
E certamente questi ricordi avrebbero potuto restare tali, se un giorno, in negozio, non fosse arrivata Miriam, figlia della donna, presenza attraverso la quale Ruggero si trova catapultato nella inimmaginata realtà in cui Susan si muoveva, un mondo fatto di esoterismo e misteriose sette che lo sorprende e lo disorienta spingendolo a chiedersi se quello capitato a Susan sia stato davvero un incidente e, di più, se Susan sia veramente morta.
Alla ricerca della verità, Ruggero parte per un viaggio che lo porterà dalla Svezia alla Germania, una pista che si intreccia
e si confonde tra incubi rivelatori, inaspettati eventi e originali personaggi.
Fulvio Ottaviano entra nei recessi e nei meandri di tante vite private mettendo in scena un noir di solido impianto, volutamente condotto attraverso una scrittura a tratti “cinematografica” capace di rendere il testo visibile, come un film, per regalare al lettore-spettatore la perfetta alternanza di momenti di spietata tensione a scene più leggere, che riescono a commuovere e persino a far sorridere.

Presentano il libro:
– Maria Rosaria Perilli, scrittrice e poetessa, vive a Firenze. Autrice di noir, romanzi e viaggi letterari. Suoi i primi due titoli della collana di Nardini Editore “Città Mai Viste”: “Viaggio a Firenze, di Wiliam Shakespeare” e “Viaggio a Napoli, di Charles Baudelaire”.
– Stefano Petrocchi, storico e critico d’arte, direttore di istituzioni museali e del Polo Museale del Lazio, Si occupa di valorizzazione e tutela delle opere d’arte antica. Autore di vari titoli sulla pittura del Rinascimento fiorentino e romano e di presentazioni e cataloghi di mostre di artisti contemporanei.

Apre la mostra ‘Annunciazioni ‘Crivellesche’ tra Marca e Abruzzo: il ritorno delle opere di Rotella nelle terre ferite dal sisma’. Musei Sistini con catalogo Nardini Editore

annunciazioni crivellesche - Musei Piceni - Nardini Editore

Sarà Peter Aufreiter, il direttore austriaco della Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, a presentare domani sabato 20 luglio alle ore 17.30 presso il Museo di arte sacra di Rotella il catalogo (Nardini editore FI)  della mostra ‘Annunciazioni ‘Crivellesche’ tra Marca e Abruzzo: il ritorno delle opere di Rotella nelle terre ferite dal sisma’.

Il nucleo centrale della mostra è costituito dal ritorno a Rotella dopo 100 anni di un gruppo scultoreo tardogotico, raffigurante l’angelo annunziante e la Vergine annunciata della fine del 1400; le sculture infatti furono vendute nel 1919 dall’allora parroco e acquisite dalla Galleria Nazionale delle Marche attraverso il Soprintendente Luigi Serra.  Oggi le due sculture fanno bella mostra lungo il percorso della Galleria di Urbino ed è stato proprio il Direttore Aufreiter ad acconsentire  al prestito temporaneo per la mostra di Rotella facendo ricongiungere le sculture alla loro comunità.

Ad esse si sono affiancati altri gruppi scultorei dello stesso soggetto che sono stati accostati a quello di Rotella da importanti storici dell’arte dagli anni Trenta in avanti e che oggi si possono ammirare finalmente insieme per la prima volta. Primo tra tutti quello del museo fiorentino del Bargello in pietra della Maiella proveniente dall’Abruzzo (esposto al Bargello nel salone di Donatello ma talmente in alto da non poter essere ammirato) e quello raffinatissimo e prezioso proveniente dalla Galleria Nazionale dell’Umbria oltre a quello dalla pinacoteca di Ripatransone, una croce con un niello raffigurante l’annunciazione proveniente da Monteleone di Fermo, un arazzo fiammingo realizzato da un atelier di Bruxelles e ora conservato nella Pinacoteca di Fermo insieme ad altre opere ancora.

Peter Aufreiter introdurrà domani la pubblicazione del catalogo della mostra mentre il dott. Alessandro Marchi del Polo Museale dell’Emilia Romagna potrà esporre più direttamente le varie opere presenti nel catalogo; fino a qualche anno fa era un funzionario storico dell’arte della Soprintendenza di Urbino e conosce benissimo il nostro territorio.

Infine la nota casa editrice che ha pubblicato il catalogo è la nota casa fiorentina ‘Nardini Editore’ che ancora una volta felicemente sposato la causa di pubblicare un catalogo dei Musei Sistini del Piceno.

Curatori: Paola Di Girolami, Alessandro Marchi e Massimo Papetti

Autori dei saggi: Paola Di Girolami, Alessandro Marchi, Alessandro del Priori e Giuseppe Capriotti.

Nardini non va in vacanza!

Nel periodo estivo, Nardini Editore rimarrà operativo. Potrete quindi continuare ad acquistare regolarmente sul nostro sito e a contattarci per qualsiasi esigenza a [email protected]. In questi giorni non solo evaderemo regolarmente gli ordini ma continueremo con nuove offerte su tutto il nostro catalogo non solo professionale, ma di narrativa, viaggio e varia.
Anche il nostro Bookstore di Firenze, in Via delle Vecchie Carceri rimarrà aperto, ad eccezione dei giorni dal 10 al 18 agosto. Vi aspettiamo

 

Presentazione di “Il libro fiorentino dei morti”

Il libro fiorentino dei morti - di Fulvio Ottaviano. Nardini Editore - Iena Reader
Giovedì 11 luglio 2019 ore 18
Al Nardini Bookstore di Firenze, Via delle Vecchie Carceri (Murate)
Presentazione del libro
Il libro fiorentino dei morti
di Fulvio Ottaviano
A Ruggero Breschi, titolare di un negozio di intimo femminile, “basta un colpo d’occhio per indovinare che marca, colore e tessuto di mutanda siano quelli preferiti da una determinata persona”: stranamente con Klaus Shulte l’impresa si presenta particolarmente difficile. In una fattoria isolata della campagna senese parte la vicenda del Breschi, quarantenne single, interessato solo al suo business e spesso chiuso nei romantici quanto dolorosi ricordi della sua relazione segreta con Susan Mironi, moglie di uno dei più famosi oncologi della città, tragicamente scomparsa in un incidente. I ricordi avrebbero potuto restare tali, se un giorno, in negozio, non fosse arrivata Miriam, figlia della donna, presenza attraverso la quale Ruggero si trova catapultato nella inimmaginata realtà in cui Susan si muoveva, un mondo di esoterismo e misteriose sette che lo sorprende e lo disorienta spingendolo a chiedersi se quello capitato a Susan sia stato davvero un incidente e se Susan sia veramente morta. Un viaggio in Svezia e Germania, una pista che si intreccia e si confonde tra incubi, inaspettati eventi e originali personaggi.
Un noir di solido impianto, condotto attraverso una scrittura a tratti “cinematografica” capace di rendere il testo visibile, come un film, per regalare al lettore la perfetta alternanza di momenti di spietata tensione a scene leggere che riescono a commuovere e a far sorridere.
Partecipano, con l’autore:
Silvia Scola, sceneggiatrice, regista, ha scritto numerosi sceneggiati radiofonici, cinematografici e televisivi e ha collaborato con i nomi più noti del cinema italiano. Figlia del grande regista Ettore Scola, ne cura a Roma lo straordinario Archivio. Fra i lavori più noti e premiati, il film La cena (1998), Concorrenza sleale (1999), Gente di Roma (2001), Sergio Amidei ritratto di uno scrittore di cinema (2005).
Maria Rosaria Perilli, scrittrice e poetessa, ha vinto numerosi premi letterari in Italia e ha pubblicato con Nardini Editore il noir Nero Vanessa e i primi due titoli della collana di viaggi letterari immaginari Città Mai Viste, Viaggio a Napoli, di Charles Baudelaire, e Viaggio a Firenze, di William Shakespeare.
L’autore del libro, Fulvio Ottaviano
Scrittore, sceneggiatore, regista, è nato a Roma e vive a Santa Fe, in New Mexico. Ha scritto per il grande schermo e per la televisione collaborando con Ettore Scola, Vincenzo Cerami e altre grandi firme del cinema italiano. Nel 1997 è stato premiato con il David di Donatello come miglior regista esordiente. Tra i suoi film ricordiamo Cresceranno i carciofi a Mimongo (1996), Abbiamo solo fatto l’amore (1997), Una talpa al bioparco (2004).
A Ruggero Breschi, titolare di un negozio di intimo femminile, “basta un colpo d’occhio per indovinare che marca, colore e tessuto di mutanda siano quelli preferiti da una determinata persona”: stranamente con Klaus Shulte l’impresa si presenta particolarmente difficile. In una fattoria isolata della campagna senese parte la vicenda del Breschi, quarantenne single, interessato solo al suo business e spesso chiuso nei romantici quanto dolorosi ricordi della sua relazione segreta con Susan Mironi, moglie di uno dei più famosi oncologi della città, tragicamente scomparsa in un incidente. I ricordi avrebbero potuto restare tali, se un giorno, in negozio, non fosse arrivata Miriam, figlia della donna, presenza attraverso la quale Ruggero si trova catapultato nella inimmaginata realtà in cui Susan si muoveva, un mondo di esoterismo e misteriose sette che lo sorprende e lo disorienta spingendolo a chiedersi se quello capitato a Susan sia stato davvero un incidente e se Susan sia veramente morta. Un viaggio in Svezia e Germania, una pista che si intreccia e si confonde tra incubi, inaspettati eventi e originali personaggi.
Un noir di solido impianto, condotto attraverso una scrittura a tratti “cinematografica” capace di rendere il testo visibile, come un film, per regalare al lettore la perfetta alternanza di momenti di spietata tensione a scene leggere che riescono a commuovere e a far sorridere.
Partecipano, con l’autore:
Silvia Scola, sceneggiatrice, regista, ha scritto numerosi sceneggiati radiofonici, cinematografici e televisivi e ha collaborato con i nomi più noti del cinema italiano. Figlia del grande regista Ettore Scola, ne cura a Roma lo straordinario Archivio. Fra i lavori più noti e premiati, il film La cena (1998), Concorrenza sleale (1999), Gente di Roma (2001), Sergio Amidei ritratto di uno scrittore di cinema (2005).
Maria Rosaria Perilli, scrittrice e poetessa, ha vinto numerosi premi letterari in Italia e ha pubblicato con Nardini Editore il noir Nero Vanessa e i primi due titoli della collana di viaggi letterari immaginari Città Mai Viste, Viaggio a Napoli, di Charles Baudelaire, e Viaggio a Firenze, di William Shakespeare.
L’autore del libro, Fulvio Ottaviano
Scrittore, sceneggiatore, regista, è nato a Roma e vive a Santa Fe, in New Mexico. Ha scritto per il grande schermo e per la televisione collaborando con Ettore Scola, Vincenzo Cerami e altre grandi firme del cinema italiano. Nel 1997 è stato premiato con il David di Donatello come miglior regista esordiente. Tra i suoi film ricordiamo Cresceranno i carciofi a Mimongo (1996), Abbiamo solo fatto l’amore (1997), Una talpa al bioparco (2004).

Andrea Galeazzi ci ha lasciato

Amici, giovedì 21 sera, dopo una lunga malattia, si è spento Andrea Galeazzi. Un amico con il quale abbiamo percorso un lungo tratto di strada. Oltre che un grande professionista e direttore di Kermes. Con lui se ne va un pezzo di storia della Nardini. Chi, come noi, lo ha conosciuto sa benissimo quali qualità umane possedesse, anche se talvolta poteva dare l’impressione di una certa rigidità. In realtà, e abbiamo avuto modo di riscontrarlo, il suo era un animo sensibile e aperto alla conoscenza.
Chi volesse salutarlo per l’ultima volta, può farlo alle Cappelle del Commiato di Careggi, dalle 15.00 circa di oggi alle 14.00 di domani. Per volere della famiglia, le esequie verranno celebrate in forma strettamente privata.
I suoi amici di Nardini Editore e collaboratori si stringono attorno alla famiglia in questo momento. Cercheremo di ricordarlo e di mettere a frutto il suo lavoro di tutti questi anni. Sapendo che ci sarà sempre vicino in un mondo difficile come quello dell’editoria di qualità Ciao Andrea!