Il restauro dell’icona di Santa Maria Nova a Roma da parte dell’ISCR

Il restauro dell'icona di Santa Maria Nova a Roma da parte dell'ISCR

L’Icona di Santa Maria Nova, proveniente dalla chiesa detta di Santa Francesca romana al Foro Romano è stata recentemente restaurata dall’Istituto Superiore Centrale del Restauro. I dettagli dell’intervento sono stati pubblicati nel numero 32 del Bollettino ICR.

Interpretando le tracce contenute nelle evidenze materiali, è possibile ripercorrere l’intricata storia delle vicende conservative di questa icona, il cui aspetto odierno è l’esito di un assemblaggio piuttosto complesso. Si tratta infatti di un’opera nella quale i due volti della Madonna e del Bambino sono dipinti su due frammenti di tela fatti aderire a un supporto ligneo, a sua volta dipinto attorno ad essi per completare le figure, creando i corpi e il fondo oro

I volti provengono da un unico tessuto di lino e sono ciò che rimane di una sacra immagine molto antica: vennero incollati come ritagli, in un momento imprecisato, sul piano di una tavola, come dimostrano i margini dei due frammenti, tagliati di netto. A occhio nudo si riesce a intravedere, in zone circoscritte, la struttura dell’ordito e della trama.

L’orientamento dei filati denuncia che i due lacerti pur appartenendo alla stessa tela antica, non sono disposti sul piano con tessiture parallele. Risulta evidente, perciò, che vennero uniti nell’attuale supporto in una fase successiva alla loro esecuzione e in un rapporto spaziale reciproco diverso da quello originale. Questo antico evento che non è supportato da fonti documentarie, garantì la sopravvivenza di ciò che rimaneva della tela originaria, creando quelle che a tutt’oggi viene considerata una delle più venerate icone romane.

Ripercorriamo brevemente le tappe principali delle vicende documentate, che sono state selezionate in relazione alla storia conservativa di questo complesso manufatto, a partire dal momento in cui esso ha assunto la conformazione dei una tavola che ospita due ritagli di tela con i volti santi.

Nel secolo VIII l’opera risulta rivestita di una coperta d’argento (riza) da cui emergono solo le due teste. Nel 1216 la chiesa di Santa Maria Nova, che custodisce all’epoca l’icona, subisce un incendio. Fra questo evento e il secolo XV, al di sopra dei due volti probabilmente danneggiati, sarebbero state applicate delle tele sottili con nuovi volti dipinti.
Tra il XV e il XVI secolo viene collocata la rimozione o perdita dell’antica lastra d’argento.

Secondo i risultati delle indagini di datazione del supporto ligneo, effettuate nel corso del nostro intervento mediante il metodo wiggle matching, si può assegnare l’età del legno di noce della tavola di supporto ai primi decenni del secolo XV. Questa nuova evidenza potrebbe costituire un importante elemento post quem per la datazione dell’attuale assetto strutturale e figurativo dell’icona.

Nel 1662 vengono applicate sulle figure due corone preziose con la cerimonia solenne dell’Incoronazione: le immagini sono adorne anche di collane gemmate e vistosi bracciali.

È del 1805 l’intervento di “restauro” di Pietro Tedeschi. Il pittore verga sul retro della tavola, con pennello e colore nero, l’iscrizione autografa che definisce l’identità dell’esecutore e dà conto, in maniera indubitabile, di uno dei passaggi storici subiti dall’icona: “Petrus Tedeschi restauravit anno 1805 orate pro eo”.

La ridipintura a lui storicamente attribuita ricopre sia i volti, sia i busti e le mani. Anche in mancanza di documentazione si possono credibilmente assegnare al Tedeschi operazioni sul supporto e interventi di ripristino delle integrazioni fra le assi, cui fa effettivo riscontro il materiale di riempimento rinvenuto in profondità tra le commettiture.

Nel 1950 i monaci di Santa Maria Nova (Santa Francesca Romana) segnalano alle autorità competenti alcuni fenomeni di distacco degli strati pittorici sui volti dell’icona. Il soprintendente affida il lavoro a Pico Cellini che, dopo un restauro sensazionale e dagli esiti molto discussi, riconsegnerà alla chiesa ben due icone, ancora oggi visibili sull’altare maggiore e l’altra nell’attuale sagrestia.
Pico eseguì il clamoroso intervento in tempi serrati, riportando alla luce l’antica immagine della Madonna e del Bambino, obliterata da tempo al di sotto delle tele con i volti medievali.
La modalità gelosa con cui Cellini condusse il restauro, nel privato del proprio laboratorio, e subito dopo, il clamore del ritrovamento/dislevamento, fecero scaturire un complesso contenzioso giudiziario con le autorità preposte alle “Belle arti”. La contestata vicenda ha impedito di approfondire serenamente la conoscenza di alcune importanti caratteristiche materiali e la comprensione del percorso conservativo dell’opera.

Seguiamo ora passo dopo passo le fasi dell’articolato intervento “cellininiano”.
Dopo aver rimosso le decorazioni metalliche applicate, Cellini affronta per primi distacco, pulitura e ricollocazione su nuovo supporto delle tele con le pitture dei volti medievali. Il distacco provoca lo strappo di finiture e lumeggiature superficiali della pittura più antica, che, come un’impronte al negativo, rimangono aderenti al retro della tela medievale.
Con i volti staccati Pico realizza una nuova icona: le due tele vengono fatte aderire a lastre di plexiglas trasparente per mezzo di colofonia e incastonate in un nuovo supporto di pioppo, forato ad hoc per renderne visionabile anche il retro, con le sue tracce di colore.
Il pannello viene quindi dipinto ex novo intorno ai volti, a somiglianza della figurazione di origine e prende il posto d’onore che era dell’icona sopra l’altare maggiore in chiesa, nel tabernacolo con le ante richiudibili, ove oggi risalta con i suoi adorni nuovamente applicati.

L’intervento sul dipinto antico prosegue, invece, con il consolidamento e lo spianamento delle parti di tela rialzate per mezzo di “pasta di cera”, la rimozione delle ridipinture ottocentesche sui busti, la reintegrazione pittorica a tratteggio sommario lungo le sconnessure e la presentazione estetica delle zone di fondo intorno alle due teste. Vengono eseguite anche delle operazioni sul rapporto, tra le quali il trattamento biocida e l’introduzione di un inserto ligneo nella sconnessura apparsa in corrispondenza della testa del Bambino, tutt’oggi molto evidente.
La Madonna più antica, così disvelata, trova quindi nuova collocazione sopra un piccolo altare nella sacrestia della chiesa

Lo stesso Cellini torna a lavorare sul dipinto, nel 1988, per una revisione del restauro; l’intervento consiste in una approfondita pulitura dei volti e in un nuovo consolidamento: effettivamente già all’epoca si erano registrate nuove problematiche di distacchi sulle superfici pittoriche dei busti, testimoniate in uno scatto fotografiche della soprintendenza databile al 1984.
Nel 1995-96 viene riscontrato un peggioramento dello stato conservativo con presenza di numerose zone di craquelure, difetti di adesione con vistosi sollevamenti degli strati pittorici e piccole lacune, diffuse in corrispondenza di busti e mani. La soprintendenza incarica l’allora ICR (ora ISCR) di provvedere alla messa in sicurezza dei difetti di adesione degli strati pittorici con un pronto intervento in situ.
Successivamente tuttavia ricompaiono problemi di fessurazioni sulle stuccature longitudinali nella parte superiore del fondo oro.

Nel 2000 la tavola è protetta da una struttura in acciaio e vetro; ciò nonostante l’icona non viene isolata sul retro e si trova ancora a diretto contatto con la parete.
Nel corso del primo decennio del XXI secolo, il dipinto subisce localizzati attacchi micotici dovuti alle inadeguate condizioni termoigrometriche createsi all’interno della vetrina. Nel 2010, infatti, vengono rilevate nuove alterazioni visibili sulla superficie dipinta: la soprintendenza incarica l’ISCR della progettazione di un intervento conservativo e della sostituzione della teca protettiva, di cui di dà conto in questo contributo.

In seguito all’intervento ISCR eseguito da dicembre 2011 e ottobre 2012, l’icona viene esposta (nel climaframe appositamente realizzato) alle due recenti mostre Tavole miracolose. Le icone medievali di Roma e del Lazio del fondo Edifici di Culto e Santa Maria Antiqua tra Roma e Bisanzio.

[…] (L’articolo completo è contenuto nel numero 32 del Bollettino ICR)

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Roma 5/7. Presentazione del libro “Il metodo del Creativo” alla Rinascente

Il metodo del creativo - Nicolas Ballario incontra Vincenzo Giubba - Nardini Editore

Giovedì 5 luglio, A Roma, ore 18.30, presso lo spazio espositivo della nuova Rinascente in Via del Tritone, ACCADEMIA ITALIANA di Arte, Moda, Design e NARDINI EDITORE Vi invitano a due eventi dedicati all’arte e alla creatività.

Con Nicolas Ballario (giornalista, autore) e Vincenzo Giubba (Presidente e fondatore Accademia Italiana).
Partecipano: lo stilista Roberto Capucci, lo scenografo Gianni Quaranta, il giornalista Francesco Merlo.

Al piano -1 del megastore, nell’area in cui hanno trovato nuova luce i resti finora sconosciuti dell’Aqua Virgo – l’acquedotto di epoca romana ritrovato durante i lavori per il nuovo edificio – la pietra antica dialogherà con il presente attraverso un’esposizione di oggetti di diverse tipologie realizzati in pietra santafiora, marmo e pietra leccese, mentre parteciperete alla presentazione, alla presenza dei protagonisti e con il supporto di filmati sugli eventi e sulle sfilate dell’Accademia, di uno splendido libro dedicato alla moda, alla fotografia, al design e alla grafica.

IL METODO DEL CREATIVO
Fashion, photography, design in the stories of the Accademia Italiana.
Moda, fotografia, design nelle storie dell’Accademia Italiana.

Nicolas Ballario incontra Vincenzo Giubba.

Contributi di: Oliviero Toscani, Sudhitham Chirathivat, Domenico Guzzini, Antonella Tundo, Filippo Pernisco, Franco Fiesoli, Ilenia Alesse, Walter Conti, Marco De Micheli. Prefazione di Francesco Merlo.

Prendete Nicolas Ballario, un brillante giornalista che scrive e racconta storie e cronache dell’arte e del costume, che ha fatto una lunga gavetta fra riviste come Rolling Stone e trasmissioni su Radio Uno e Radio Radicale a parlare (divertendosi, anche) di fotografia, tendenze, musica, ambiente. Fatelo incontrare per mesi con Vincenzo Giubba, fondatore di una delle più importanti scuole di moda, design, grafica e fotografia d’Italia, shakerate lo sbobinamento dei loro piacevolissimi incontri e aggiungete idee, ricordi di tanti noti stilisti, grandi fotografi come Oliviero Toscani, industriali del bello come Guzzini e testimoni del tempo come creativi, comunicatori, grandi giornalisti ma anche monaci buddisti thailandesi e imprenditori di tutto il mondo che credono nelle capacità rivoluzionarie dei giovani artisti… e raccogliete il tutto in un libro coloratissimo, di una casa editrice (Nardini Editore) che da sempre si dedica ai beni culturali e alla interazione fra le arti, il viaggio culturale e la conoscenza anche scientifica. Le storie dell’Accademia Italiana, che in Piazza Pitti a Firenze e in Piazza della Radio a Roma ha le sue sedi, si intrecciano così con 35 anni di moda e poi di design e di tutte le arti applicate.
Il metodo del creativo si sfoglia proprio come un album della creatività e del costume di questi decenni: da Firenze a Roma, da Berlino a Bangkok, da New York a Milano, Vincenzo Giubba ripercorre la sua storia (un tutt’uno con quella dell’Accademia) con Ballario che ne riporta gli umori, le passioni, le avventure in un mondo che alcuni vedono come effimero ma che vuol dire invece fatica, impegno, amore, creazione quotidiana. Con l’obiettivo di portare l’Italia e il suo gusto nel mondo, il mondo e i suoi colori in Italia. Sfilate di moda, progetti di design, ricerca fotografica: tutto sempre pienamente in sintonia con la Storia. Dalla minigonna degli anni sessanta al Muro di Berlino, dalla scuola di moda in un convento thailandese ai mille progetti e collaborazioni con industrie, enti, città, marchi internazionali come Ikea, Klopman, Guzzini e tanti altri. Dalla preparazione dei giovani stilisti e designer ai loro successi nelle aziende di tutto il mondo, fino all’idea che inverte i canoni e le tradizioni: sono stati gli studenti, all’Accademia Italiana, a premiare i grandi nomi (da Capucci alla Westwood, da Fiorucci a Missoni, da Zeffirelli a tanti altri) con l’assegnazione della Piramide dell’Eccellenza. Da quest’anno, poi, gli studenti andranno in giro per il mondo a premiare i loro Maestri direttamente a casa loro…

Le storie dell’Accademia Italiana diventano in questo libro la cartina al tornasole del processo creativo che ha formato tanti designer in questi decenni. Un libro da leggere d’un fiato, conquistati dalle bellissime immagini che accompagnano il lettore in una cronologia non schematica ma libera come i temi di cui parla. E naturalmente in doppia lingua, italiano e inglese.

Nicolas Ballario è riuscito a raccontare, con lo stratagemma dell’intervista, decenni del nostro mondo: ha portato Giubba fuori dal semplice ricordo delle tante attività dell’Accademia Italiana e ci permette di capire, con una lettura piacevolissima, perché l’Italia ha un posto così di rilievo nella creatività internazionale.

La prefazione di Francesco Merlo (La Repubblica) è insieme raffinata e pungente, fatta anche per lui di ricordi, curiosità, piccole provocazioni sul ruolo della moda nel nostro quotidiano.

“A chiunque leggerà questo libro, vogliamo dire di avere l’ambizione di far cadere i tabù uno a uno, non scordando mai che la creatività è rivolta agli esseri umani. Elio Fiorucci diceva: «Una cosa a cui tengo è sottolineare la radice popolare di tutti i prodotti che ho proposto. Cose utili, ma talmente belle che l’utilizzo passa in secondo piano». A ognuno di noi, quindi, il compito di scovare il nostro personale concetto di utilità e bellezza.” (N.B.)
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192 pagine a colori, formato cm. 17 x 24, copertina in cartonato.

STONE DESIGN – inaugurazione
Oggetti in pietra contemporanea sullo sfondo di pietre antiche.

L’Accademia Italiana di Arte, Moda, Design inaugura la mostra STONE DESIGN, il progetto curato dagli studenti del corso di laurea in Arredamento e Product Design che rende omaggio al materiale che da sempre accompagna l’umanità: la pietra.
Il progetto è frutto di un lavoro in team che ha visto lavorare studenti e docenti di Accademia Italiana in partnership con Santafiora Stone, Monitillo Marmi e Lotriglia & Tarantino. Le tre aziende hanno sviluppato assieme agli allievi le idee proposte fino alla realizzazione del prototipo, supportandoli nell’affrontare le complessità presentate da ciascun materiale. Sono nati così oggetti da tavola, lampade e complementi, dalle linee contemporanee ed essenziali che rimarcano il focus sulla materia prima.
La pietra, nelle sue molteplici finiture, è diventata ispirazione anche per gli studenti dei corsi di Fashion Design e Design del Gioiello, le cui creazioni completeranno il percorso espositivo fornendo un ulteriore reinterpretazione materica.
Il progetto Stone Design, che nasce da un’idea del Presidente di Accademia Italiana Vincenzo Giubba e si sviluppa nelle aule e nei laboratori della scuola, è un’altra testimonianza di come la creatività sia una risorsa infinita e come sia importante per l’Accademia valorizzare e promuovere il lavoro dei propri studenti.
La mostra sarà aperta al pubblico fino al 25 luglio, visitabile negli orari di apertura dello store.
PER INFORMAZIONI: Tel. 06 68809333