Le decorazioni a stucco e la loro conservazione in un volume curato dalla SUPSI di Lugano

Stucchi e stuccatori ticinesi tra XVI e XVIII secolo. Studi e ricerche per la conservazione

Questo volume sugli stucchi raccoglie gli interventi presentati durante la giornata di studi organizzata dall’Istituto Materiali e Costruzioni (IMC) del Dipartimento Ambiente Costruzioni e Design (DACD) della SUPSI di Lugano nell’ottobre del 2018, all’interno del progetto “The Art and Industry of the Ticinese Stuccatori from the 16th to the 17th Century” finanziato dal Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica. L’incontro ha voluto offrire l’occasione per mettere a confronto voci spesso lontane: quella dei conservatorirestauratori, degli storici dell’arte, degli esperti scientifici e degli architetti, presentando le attività rivolte alla conoscenza e alla conservazione degli stucchi attualmente in corso in Canton Ticino e aprendo importanti confronti con il VenetoGenovaRomaTorino. Questi sono centri di grande rilevanza per lo sviluppo di una decorazione tridimensionale a cui hanno attivamente contribuito gli stuccatori provenienti dalla Regione dei Laghi e in cui molto si sta facendo per la conoscenza, la conservazione e la valorizzazione di queste testimonianze.

Dall’insieme dei testi, emerge come, nell’ambito degli stucchi, vi siano alcuni temi che attraversano trasversalmente le principali questioni conservative quali quello dei trattamenti consolidanti in presenza di sali magnesiaci e dei sistemi di descialbo o di pulitura. Le comunicazioni di carattere storico-artistico hanno invece illustrato le modalità con cui questi artisti si muovevano fra le varie committenze e di come la forza dei rapporti di parentela e i legami con la terra di origine rappresentassero l’elemento “collante” che ha consentito loro una capillare penetrazione nei diversi ambienti sociali e artistici.

L’intento di questo volume è di iniziare a costruire un percorso comune fra coloro che a vario titolo si stanno occupando delle decorazioni a stucco che possa contribuire al progredire delle conoscenze e allo sviluppo professionale. A cura di Alberto Felici e Giacinta Jean.

A Book about Conservation of Fair-Faced Concrete

Conservazione del Calcestruzzo a vista – Conservation of Fair-Faced Concrete

This anthology of case studies is part of the resarch project Critical Encyclopaedia of Restoration and Reus of 20th-century Architecture, funded by the Swiss University conference (SUC) and conducted between 2009 to 2012 in collaboration with the Architecture Academy of Università della Svizzera Italiana, the Lausanne Polytechnic, the Zurich Polytechnic and the Istituto Materiali e Costruzioni IMC of SUPSI of Lugano. The work of Paola Piffaretti had the objective to gather emblematic examples of conservation and restoration projects for buildings in far-face concrete, already completed or still in progress, and to make this precious anthology available to designers, engineers and architects, researchers, restorers, students and all those peple who as owners or administrators of 20th-century architectural resources have to come to terms with the definition of interention criteria and operative choices

Questa raccolta di casi studio nasce all’interno del progetto di ricerca Enciclopedia critica per il restauro e il riuso dell’architettura del XX secolo, finanziato dalla Conferenza Universitaria Svizzera (CUS) e svolto dal 2009 al 2012 dall’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera Italiana, dai Politecnici di Losanna e Zurigo e dall’Istituto Materiali e Costruzioni IMC della SUPSI di Lugano. Il lavoro di Paola Piffaretti ha avuto l’obiettivo di raccogliere esempi significativi di interventi di conservazione di edifici in calcestruzzo a vista, già realizzati o ancora in corso, e di mettere questa preziosa raccolta a disposizione di ingegneri, architetti, restauratori, studenti, ricercatori, proprietari o gestori di beni dell’architettura del XX secolo, che devono confrontarsi con la messa a punto di criteri di intervento e scelte operative.

Author/Autore: Paola Piffaretti; A cura di/Edited by: Giacinta Jean
Pagine/Pages 208, brossura con bandelle/paperback, cm 21×29,4, allustrato a colori/Illustrated, anno/year 2018
Collana Atlanti della Conservazione del Patrimonio Culturale. Series Atlases of Conservation of Cultural Heritage

Archeologia industriale e conservazione: gli opifici idraulici della Valle Sabbia

Archeologia industriale e conservazione: gli opifici idraulici della Valle Sabbia

Per gli interessati all’archeologia industriale e al paesaggio, Nardini Editore pubblica, nella collana Restauro Quaderni, un nuovo volume, curato da un gruppo di esperti dell’Università di Brescia che ne ha curato la mappatura e lo studio, tratta della valorizzazione degli opifici idraulici in alcuni comuni della Valle Sabbia.

Ciò che rimane degli opifici idraulici, luogo della produzione che ha più caratterizzato il sistema economico della valle, non è sempre facilmente riconoscibile. Alcuni edifici sono stati recuperati, conservando sia la struttura sia parti delle macchine e alcune delle opere idrauliche che servivano per alimentarli. In molti altri casi sono rimaste solo porzioni di muri, pietre sagomate, qualche frammento di opera idraulica. Cionondimeno è proprio con la documentazione, l’analisi e la comprensione delle tracce lasciate dalla decadenza degli opifici, tracce di edifici e di canali abbandonati nei boschi, e delle rimanenze delle soglie delle traverse, dei gargami delle paratoie, degli sfioratori disseminati sul territorio, che si restituisce l’eco dell’epoca in cui quelle reti di servizi, collegate all’industria metallurgica locale, segnavano profondamente il territorio. Riconoscere e riconnettere queste tracce ci permette di riannodare i fili che sussistono tra il paesaggio e la sua antropogenesi.

– Tessere (di) paesaggio
– Notazioni sullo sviluppo della siderurgia in Valle Sabbia
– Opifici idraulici e opere idrauliche in Valle Sabbia
– Conservare l’archeologia industriale
– I sistemi di opifici idraulici della Valle Sabbia: opere idrauliche e manufatti edilizi
– I Comuni di Agnosine, Bione, Capovalle, Casto, Mura, Lavenone, Idro, Odolo, Pertica Alta, Pertica Bassa, Anfo, Provaglio Val Sabbia
– Criteri per la conservazione di opifici idraulici e delle opere idrauliche
– Indicazioni per gli interventi

Ermentini: intervista all’autore del Segreto della Carezza

Ermentini: intervista all'autore del Segreto della Carezza

Ermentini: Cura del territorio, con timidezza e umiltà. Investire sulla vocazione all’immaginazione degli architetti
(Pubblicato: PPAN. The Brief)

Marco Ermentini, una delle anime del gruppo 124 al fianco di Renzo Piano, da anni si occupa del tema dell’emergenza e la parola “rammendo”, che lui stesso aveva proposto, è diventata il cuore del messaggio trasmesso dal team guidato dall’architetto-senatore. Affrontando le questioni legate alle periferie, e poi alla ricostruzione post-sisma, anche con un impegno nel progetto Casa Italia – per promuovere la sicurezza degli edifici contro il rischio sismico e non solo – la parola chiave è stata sempre quella della “cura”, della prevenzione attenta e intelligente del territorio.

Ermentini vive e lavora a Crema, in una delle aree più colpite dal Covid-19. Quale lettura del territorio e della comunità, con gli occhi di un architetto?
La Lombardia è un caso emblematico. Al di là di questo momento drammatico per tutti, se ci soffermiamo a osservare cosa è accaduto nel recente passato nelle nostre città, nel nostro paesaggio, pensandoci bene il disastro davanti ai nostri occhi è spesso proprio un problema di mancanza di cura, d’incuria, di disamore. C’è un abitare indifferente alle cose e agli altri che si è stratificato negli anni. Il problema del nostro tempo è proprio l’insufficienza del sentire.

E la cura è un atteggiamento indispensabile, soprattutto ora, e vuole dire prendersi a cuore, preoccuparsi, dedicarsi a qualcosa, avere premura, prestare attenzione. C’è una cura che ripara. Dove sono presenti le ferite, negli edifici, nelle periferie e nel territorio, le tecniche di cura continua, assidua, attenta e intelligente possono costituire una vera e propria azione di rammendo che ripara.

Guardando al domani, che ruolo avranno gli architetti?
Sono convinto che, nonostante il cupo presente, ci siano molti indizi del nuovo corso: il progettista da guaritore miracoloso e frettoloso diviene curatore attento e paziente. Certo, negli ultimi anni questa figura è venuta meno, è stata relegata al ruolo di truccatore, di abile stilista che si occupa della pelle, della cosmetica, degli edifici quando ormai tutto è stato deciso. È un peccato perché in realtà, il ruolo dell’architetto è fondamentale nella società e lo sarà sempre di più, si tratta di un compito di regia importantissimo: la sua capacità di sintesi delle diverse discipline è l’unica che possa garantire ottimi risultati nell’intervento sul territorio, la sua vocazione all’immaginazione permette di prefigurare scenari alternativi per il futuro, la sua attività multiforme che coordina gli aspetti tecnici e umanistici è essenziale per favorire la vita dell’uomo sulla Terra. 

Come trasformare quindi la crisi in opportunità?
I grandi progettisti sono stati dei visionari concreti e si sono spesso occupati di emergenze. Forse l’esempio più interessante è quello di Jean Prouvè che dal 1935 ha creato dei prototipi e nel ‘54 ha brevettato e costruito un piccolo capolavoro: la casa prefabbricata di 57 mq che si monta in due persone in sole sette ore. Il progetto di Carlo Ratti e Italo Rota e specialmente l’esempio di modulartaskforce sono di grande interesse e potrebbero risolvere molti casi. Per ora in Lombardia (fatto salvo per il progetto di riconversione della fiera di Milano in ospedale, ndr) si montano le tende da campo, bene ma sarebbe opportuno studiare delle soluzioni migliori. Certo, sarebbe ancora meglio che le crisi non venissero e che fossimo capaci di cambiare nel tempo ordinario.

Post-Covid, anche per l’architettura non sarà tutto come prima..
Viviamo in un tempo straordinario di cambiamenti. Il più trascurato degli oggetti comuni del nostro pensiero da almeno un secolo è il mondo. È giunto il tempo di conoscere il mondo comprendendo che non siamo più i soli a parlare o a scrivere: tutte le cose del mondo lo fanno. Non siamo più al centro dell’universo, l’uomo e il mondo sono fatti della stessa carne e questa emergenza virale lo fa capire proprio tutti i giorni. Così anche l’architettura non può più essere la stessa di prima, necessita una grande svolta che la trasformi da parassita a simbionte della terra e che la riconduca a un lavoro per la vita e non a una produzione d’immagini da pubblicare.

Ermentini ha da poco pubblicato con Nardini Editore “Il segreto della carezza, ovvero ideario di restauro timido”. Perchè la timidezza?
L’umanità diviene umana quando inventa la timidezza e l’umiltà, virtù positive che ci fanno riscoprire che siamo parte della biosfera, condividendo con tutti gli altri viventi la responsabilità verso ciò che vive.

Il cantiere di restauro dell’architettura moderna. Teoria e prassi

Perché e come restaurare un’architettura moderna? Dalla tutela alla progettazione per approdare al cantiere con il supporto delle più nuove tecnologie disponibili nel settore.
Una panoramica sulle questioni di identificazione e tutela del patrimonio dell’ultimo secolo, con alcuni illustri casi studio, contributi tecnici che approfondiscono la conoscenza dei materiali del ‘900 e le modalità di diagnostica per lo stato di conservazione e le problematiche strutturali degli edifici. Tecnologie di rilievo e cantiere e utilizzo di nuove tecniche per conservare le superfici, consolidare le strutture e operare per il loro adeguamento sismico cono alcune delle tematiche che il volume illustra con un ricco corredo di immagini tratte da numerosissimi cantieri.